al via la partecipazione italiana alla Task Force Takuba
Africa

al via la partecipazione italiana alla Task Force Takuba

By Flavia Troisi
02.08.2021

Secondo alcune fonti, sembrerebbe confermato l’avvio della partecipazione italiana a Takuba, la Task Force di Forze Speciali a guida francese che opera nel Sahel, a cavallo tra Mali, Niger e Burkina Faso. La missione, lanciata nel gennaio 2020 dal Presidente Macron, ha come obiettivo l’addestramento delle Forze locali e il controllo del territorio per il contrasto ai fenomeni di terrorismo, traffico illecito e insorgenza. Si tratta infatti di una zona di frontiera molto ampia, dove il rule of law e il controllo dei confini nazionali risultano praticamente inesistenti, al cui interno si concentrano le attività dei principali gruppi terroristici affiliati ad Al Qaeda, tra cui figurano il Gruppo per il Sostegno dell’Islam e dei Musulmani (GSIM) e Al Quaeda nel Magreb islamico (AQIM), nonchè al recrudescente Stato Islamico.

La Task Force Takuba si inserisce all’interno di una strategia più ampia di stabilizzazione dell’arco saheliano da parte francese. La missione, infatti, costituisce la ‘punta di lancia’ della ben nota operazione Barkhane, che attualmente conta circa 5.000 unità di personale militare, 7 caccia, 22 elicotteri, 290 mezzi blindati pensati e 240 mezzi blindati leggeri, impegnati in attività di training e mentoring a favore dei Paesi del G5 Sahel, nonché in operazioni di pattugliamento e contro-terrorismo. Ad oggi, la Task Force Takuba ha raccolto il sostegno politico di diversi Stati europei, tra cui Danimarca, Olanda, Norvegia, Portogallo e Regno Unito, mentre altri Paesi hanno già contribuito concretamente con l’invio delle proprie Forze Speciali, come Estonia, Repubblica Ceca e Svezia.

La vocazione multinazionale di Takuba rappresenta una preziosa e allettante opportunità per le Forze Speciali di molti Paesi, specialmente per quelli che difficilmente potrebbero altrimenti operare in ambienti così complessi e sfidanti da un punto di vista climatico e securitario come il Sahel. Ciò non solo permette alla Francia di operare con più efficacia, in un’ottica di interoperabilità e maggiore burden-sharing, ma conferisce a Parigi un importante strumento di military diplomacy, utile per istaurare legami duraturi all’interno di un mondo particolarmente complesso come quello delle Forze Speciali.

La partecipazione italiana a Takuba era già stata approvata, in realtà, nella primavera dello scorso anno, con il cosidetto ‘Decreto Missioni 2020’. Il contingente italiano non era stato tuttavia ancora rischierato, probabilmente a causa della pandemia di Covid-19 e dei diversi rivolgimenti politici che si sono verificati tanto in Europa, quanto nell’area di interesse della missione. Secondo quanto stabilito dal decreto, la partecipazione italiana prevedrebbe il dispiegamento di circa 200 uomini delle Forze Speciali, 20 mezzi terrestri e 8 velivoli. Nonostante non si abbiano dettagli più specifici sulla composizione del contingente italiano, è plausibile ipotizzare ad una configurazione interforze, che riunisca 9° Reggimento ‘Col Moschin’ e 185° RRAO per l’Esercito, GIS e Tuscania per i Carabinieri, 17° Stormo Incursori per l’Aeronautica e GOI per Marina Militare, replicando l’esperienza delle Task Force 44 e 45, impiegate rispettivamente in Iraq e Afghanistan. A livello di mezzi, tra i velivoli preventivati troveranno certamente posto almeno 4 elicotteri da trasporto medio UH-90, operati dal 3° Reggimento elicotteri per operazioni speciali (REOS) “Aldebaran”. Tale dispiegamento potrebbe incidere notevolmente sulle capacità dell’intera task force, dal momento che i francesi presentano attualmente importanti deficit capacitivi per quanto riguarda il trasporto truppe e le attività di Medical Evacuation (MEDEVAC).

La partecipazione alla Task Force Takuba, che aggiunge un ulteriore tassello all’impegno italiano nel Sahel (ricordiamo la missione MISIN attiva in Niger dal 2020), risulta di particolare rilievo per l’interesse nazionale. Se, da un lato, l’impiego delle nostre Forze Speciali all’interno di un ambiente particolarmente complesso e popolato da minacce pervasive e in rapida evoluzione, per lo più in ottica multinazionale, risulta strategico per lo sviluppo capacitivo delle nostre Forze Armate, dall’altro, intervenire a favore della stabilizzazione del Sahel significa contribuire attivamente al contrasto di fenomeni che hanno importanti riverberi sul nostro Paese, quali radicalizzazione, terrorismo e traffico di esseri umani.