Memorandum UE-Tunisia: una partnership con tanti interrogativi
Middle East & North Africa

Memorandum UE-Tunisia: una partnership con tanti interrogativi

By Claudia Ferrotti
07.17.2023

Lo scorso 16 luglio, la Presidente della Commissione Ursula von ver Leyen, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Premier olandese Mark Rutte, in rappresentanza dell’Unione Europea, hanno firmato insieme al Capo di Stato tunisino Kais Saied un memorandum d’intesa per una partnership strategica e globale fra UE e Tunisia. Il pacchetto di accordi, che dovrebbe portare ad una collaborazione rafforzata in tema di sicurezza ed economia, tocca cinque ambiti: assistenza macro-finanziaria dell’UE, rafforzamento dei legami economici, cooperazione sulla transizione verde, migrazione e mobilità, cooperazione politica e sociale. Al netto dei suoi intenti, il MoU risulta però incompleto, sia in virtù dei suoi poco chiari obiettivi strategici sia se si considerano le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea.

L’accordo prevede infatti il trasferimento di 150 milioni di euro al fine di riavviare l’economia tunisina e di 105 milioni da investire per il controllo delle frontiere e prevenire la migrazione clandestina oltremare. In un secondo momento, poi, verranno elargiti 900 milioni di euro che andranno ad arginare la crisi tunisina, fintantoché il Fondo Monetario Internazionale (FMI) non sbloccherà il prestito congelato da 1,9 miliardi di dollari. L’obiettivo della partnership, quindi, è stabilizzare il Paese e contenere il collasso finanziario, allontanando così l’eventualità che un dissesto economico sfoci in un conseguente moto migratorio verso le coste europee.

Tuttavia, secondo una valutazione che tiene conto delle effettive esigenze del Paese, i finanziamenti europei risultano essere insufficienti allo scopo di riparare le finanze statali e fronteggiare la crisi economica. Inoltre, la possibilità che i fondi del FMI vengano concessi al Paese rimane legata all’accettazione completa delle condizionalità imposte dal Fondo alla Tunisia; proprio questo punto potrebbe risultare più ostico in quanto il Presidente Saied ha già ribadito che non intende scendere a compromessi con l’istituto di Washington. Infatti, la Tunisia, così come diversi altri Paesi del Nord Africa, soffre un importante deficit economico e sociale aggravato da un altrettanto pesante crisi politico-istituzionale, che ha trovato nella valvola migratoria uno sfogo parziale alle criticità presenti nel contesto nazionale.

Sebbene dal memorandum traspaia un dichiarato intento alla cooperazione, non emerge alcuna strategia d’azione funzionale al miglioramento delle condizioni della Tunisia, né per combattere efficacemente il fenomeno migratorio. Ad esempio, non è ancora chiaro in quale modo e con quali risorse dedicate l’UE intenda perseguire delle politiche anti-immigrazione. Inoltre, non è evidente se l’approccio tunisino, basato sulla profilazione etnica e razziale, con l’intento di allontanare gli individui provenienti principalmente dall’Africa subsahariana, sia l’approccio più adeguato per raggiungere un determinato obiettivo. Altresì, la condotta europea nel quadro tunisino e l’esternalizzazione delle sue politiche di sicurezza, come nel caso delle migrazioni, non tengono conto dei complessi rapporti di forza vigenti nei teatri di crisi specifici, nonché dell’assenza di una coerente e olistica strategia che tuteli i diritti dei migranti con le esigenze dei governi interessati dai fenomeni in questione.

In conclusione, sebbene il nuovo memorandum intenda parcellizzare le problematiche tunisine, non sembra contenere elementi in grado di trasformare in profondità la condizione del Paese, né tantomeno potrebbe facilitare l’azione europea nel suo complesso nei confronti dello scenario di crisi umanitaria nordafricano.

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