Le implicazioni strategiche della vittoria elettorale di Sanae Takaichi
Asia & Pacific

Le implicazioni strategiche della vittoria elettorale di Sanae Takaichi

By Filippo Stenico
02.11.2026

L’8 febbraio si sono tenute in Giappone le elezioni per la Camera dei Rappresentanti, in cui il Partito Liberal Democratico (PLD) della Prima Ministra Sanae Takaichi è riuscito ad aggiudicarsi 316 dei 465 seggi in palio. A questi si sono aggiunti i 36 rappresentanti dell’alleato parlamentare Nippon Ishin no Kai (Japan Innovation Party), confermando un’ampia e solida maggioranza parlamentare da 352 seggi nella Camera Bassa. Sul fronte dell’opposizione, invece, l’Alleanza Centrista Riformista (ACR), nata dalla coalizione tra il Partito Costituzionale Democratico del Giappone (PCD) e Kōmeitō, si è fermata a 49 seggi, registrando una perdita significativa per il PCD rispetto alle elezioni del 2024, dove si era assicurato 148 seggi. Infine, a differenza dell’ACR, si segnala la notevole crescita del Sanseitō, che ha conquistato 15 seggi, e dell’ancora più recente Team Mirai, giunto a 11 rappresentanti.

Per quanto riguarda il fronte dell’opposizione, l’Alleanza Centrista Riformista ha pagato la mancanza di una piattaforma politica chiara e riconoscibile agli elettori, riscontrando perciò difficoltà a offrire proposte distintive rispetto al PLD. Inoltre, la coalizione si è ritrovata nella difficile situazione di dover integrare due elettorati storicamente divergenti dopo anni di antagonismo politico. Questi fattori hanno presumibilmente generato la percezione di un progetto privo di un’identità coerente, portando al crollo dei consensi e persino alla mancata elezione di membri storici del PCD. In tale quadro, i risultati sono stati così significativi per la coalizione da lasciare presupporre il possibile ricambio della dirigenza del partito.

Oltre all’inaspettato risultato dell’ACR, le altre principali novità del voto emergono invece alla periferia del sistema partitico tradizionale, con l’affermazione del partito populista di destra Sanseitō e l’ingresso sulla scena parlamentare del movimento tecnocratico Team Mirai. Il Sanseitō ha infatti registrato una crescita significativa alle elezioni della Camera bassa, passando da 3 a 15 seggi. Tuttavia, sebbene l’aumento rispetto al 2024 sia netto, appare meno marcato rispetto alla performance nella Camera Alta del 2025, in cui il partito era passato da 1 a 15 seggi su 248. La dinamica di decrescita proporzionale è riconducibile alla recente evoluzione del PLD, la cui percepita debolezza aveva favorito la migrazione dell’elettorato verso posizioni più radicali, incarnate dal Sanseitō. L’ascesa di Sanae Takaichi sembra tuttavia aver intercettato il consenso popolare, riassorbendo, almeno in parte, la quota di elettori allontanatisi dal PLD. Al di là della dimensione elettorale, il Sanseitō è uscito da queste elezioni con un ampliamento della sua rilevanza istituzionale, confermando un trend in costante crescita.

In tal senso, anche il Team Mirai ha ottenuto un risultato notevole, conquistando 11 seggi alla sua prima partecipazione alle elezioni della Camera dei Rappresentanti. La performance del partito appare ancor più significativa considerando i risultati delle ultime elezioni della Camera dei Consiglieri, in cui Team Mirai si era assicurato un solo seggio. Il partito, guidato da Takahiro Anno, ingegnere specializzato in intelligenza artificiale e scrittore, è riuscito a ritagliarsi uno spazio elettorale autonomo puntando su una piattaforma incentrata sulla transizione digitale e sull’uso dell’IA, intercettando l’elettorato critico verso i tagli della tassa sui consumi. In parallelo, offrendo un’alternativa percepita come tecnologica e non ideologica, è riuscito ad emergere come la vera sorpresa di questa tornata elettorale.

Complessivamente, le recenti elezioni rappresentano un passaggio rilevante nel processo di consolidamento politico avviato dalla Premier Sanae Takaichi, rafforzandone la leadership dopo una fase di incertezza che aveva caratterizzato il sistema partitico giapponese e, in particolar modo, il PLD in seguito alla perdita della maggioranza in entrambe le Camere della Dieta Nazionale. Infatti, la personalizzazione del confronto politico attorno alla figura di Takaichi e l’avvento della sua nuova leadership paiono aver favorito un avvicinamento dell’elettorato giovanile, ricompattando al contempo quello conservatore e ridimensionando, agli occhi degli elettori, il peso degli scandali relativi ai finanziamenti illeciti al PLD. In aggiunta, in un contesto segnato dalla debolezza dello yen e dal rallentamento dei consumi a causa della contrazione dei salari reali, la promessa di Takaichi di rilanciare il partito come garante della stabilità economica sembra aver contribuito a recuperare parte del consenso disperso nelle precedenti tornate elettorali. In linea con tale politica, nel mese di novembre Takaichi aveva annunciato un bilancio supplementare, successivamente approvato dal Parlamento, pari a circa 100 miliardi di euro, il più ampio dal periodo pandemico. Lo stanziamento straordinario ha consentito di finanziare un pacchetto di stimolo mirato al sostegno delle famiglie e alla crescita della domanda interna, con tagli fiscali pari a 14,7 miliardi di euro e circa 45,8 miliardi di euro destinati a contenere il costo della vita, misure che, verosimilmente, hanno consolidato il consenso elettorale. In tale quadro, la solida base parlamentare ottenuta dal PLD permetterà al Governo di attuare con linearità le promesse elettorali, senza necessariamente appoggiarsi a forze partitiche esterne all’esecutivo. In tal senso, la Prima Ministra Takaichi ha già annunciato la volontà di sospendere per due anni la tassa sui consumi di prodotti alimentari, attestata all’8%, a beneficio delle famiglie giapponesi. Rimane tuttavia da affrontare la questione del finanziamento di tali proposte, che, in assenza di un annuncio di ulteriori tagli alla spesa pubblica, potrebbe basarsi sull’espansione del debito pubblico.

Sul versante economico-monetario, la convivenza tra la Banca Centrale Giapponese (BOJ) e Sanae Takaichi, contraria al rialzo dei tassi d’interesse, sembra proseguire in un clima di collaborazione, ma rimane ambiguo. Nel mese di dicembre, infatti, la BOJ aveva approvato un rialzo dei tassi allo 0,75%, il massimo livello registrato negli ultimi trent’anni. Tuttavia, qualora il coordinamento con la Banca del Giappone non dovesse consolidarsi, il calendario delle scadenze interne all’istituto potrebbe aprire spazi di influenza indiretta del Governo, che, tramite votazione parlamentare, potrebbe candidare due nuovi membri del Comitato di Politica Monetaria maggiormente allineati all’esecutivo. Tale scenario consentirebbe alla Prima Ministra di incidere sull’orientamento complessivo della Banca Centrale e, di riflesso, sulle future decisioni in materia di tassi di interesse, prediligendo una crescita guidata dalla domanda interna.

Si segnala, inoltre, che la nuova maggioranza ottenuta dal PLD potrebbe facilitare un’eventuale revisione della Costituzione pacifista giapponese da parte dell’esecutivo. La Prima Ministra Takaichi avrebbe infatti già espresso l’intenzione di emendare l’articolo 9, che vieta formalmente il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e limita la costituzione di Forze Armate regolari. Una riforma in tal senso si inserirebbe nella più ampia strategia governativa di potenziamento della capacità di difesa nazionale, con probabili ricadute espansive sugli investimenti nel settore e sulla filiera tecnologico-industriale in un contesto economico stagnante. Sul piano internazionale, tale processo promuoverebbe una postura giapponese più decisa, rafforzando il profilo di sicurezza nei confronti di Cina e Corea del Nord e, contemporaneamente, consolidando l’allineamento strategico con gli Stati Uniti.

Nel quadro regionale caratterizzato da tensioni sino-giapponesi, i rapporti tra Tokyo e Beijing si sono ulteriormente deteriorati dopo che Takaichi, lo scorso novembre, avrebbe definito un’eventuale invasione cinese di Taiwan come un potenziale fattore di crisi esistenziale per il Paese. Oltre che sul piano diplomatico, Beijing ha risposto imponendo restrizioni economiche, scoraggiando il turismo cinese verso il Giappone, reintroducendo il blocco delle importazioni di prodotti ittici giapponesi, revocato solo pochi mesi prima, e imponendo nuovi controlli sulle esportazioni di determinati beni, tra cui le terre rare. Sebbene tali misure sembrino aver sortito effetti limitati, attenuando temporaneamente l’escalation diplomatica, la riconferma di Takaichi alla guida dell’esecutivo potrebbe alimentare future tensioni anche nel breve e medio periodo. Una tendenza opposta è quella che caratterizza invece le relazioni con Washington. Infatti, a seguito dell’accordo commerciale del 2025, che ha fissato tariffe reciproche del 15% tra Stati Uniti e Giappone, il rapporto bilaterale si è stabilizzato. In questo contesto, il sostegno politico esplicito del Presidente Donald Trump a Takaichi durante la campagna elettorale, con un endorsement pubblico a favore del PLD, conferma, nella fase attuale, il rafforzamento dell’asse Tokyo-Washington.

Nel complesso, il voto per la Camera dei Rappresentanti ha sancito una fase di continuità politica e di rafforzamento della stabilità strategica del Giappone, con il PLD di Sanae Takaichi in grado di consolidare il proprio controllo parlamentare e arginare le principali fragilità emerse negli anni più recenti. L’ampia maggioranza ottenuta riduce l’incertezza decisionale sul piano interno e offre al Governo margini di manovra rilevanti sia sul fronte economico-sociale sia su quello della sicurezza. Parallelamente, sul piano internazionale, l’esito elettorale rafforza una linea di politica estera più assertiva nei confronti della Cina e conferma al contempo la centralità dell’asse con Washington, delineando un quadro di continuità per il posizionamento di Tokyo nel contesto dell’Indo-pacifico.