La Cina rilancia la sua posizione nell’Indo-Pacifico all’indomani dell’AUKUS
Xiàng

La Cina rilancia la sua posizione nell’Indo-Pacifico all’indomani dell’AUKUS

Staff
09.16.2021

Il 16 settembre, il Ministro del Commercio cinese, Wang Wentao, ha avanzato un’offerta formale per proporre l’adesione della Cina all’Accordo Globale e Progressivo di Partenariato Trans-Pacifico (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership - CPTPP), che istituisce un’area di libero scambio tra 11 Paesi dell’area (Giappone, Australia, Canada, Messico, Nuova Zelanda, Vietnam, Singapore, Malesia, Brunei, Cile e Perù). Il CPTPP rappresenta l’evoluzione del precedente TPP, l’accordo fortemente voluto dagli Stati Uniti durante l’Amministrazione Obama per rafforzare i rapporti economici con i partner di Washington nel Pacifico e terminato in un nulla di fatto in seguito al ritiro della disponibilità a partecipare da parte dell’ex Presidente Trump. Firmato ufficialmente nel marzo 2018, il CPTTP stabilisce una serie di norme e di standard in materia di proprietà intellettuale, investimenti, diritti dei lavoratori, barriere tariffarie, ambiente che devono essere rispettate dai Paesi aderenti.

La candidatura di Pechino dovrà essere ora vagliata e approvata dagli Stati membri entro 12 mesi. Tuttavia, la scelta del governo cinese di ufficializzare il proprio interesse a partecipare all’accordo sembra rispondere alla volontà di rilanciare il proprio ruolo nella regione del Pacifico e di alzare così l’asticella nella competizione con gli Stati Uniti in questa stessa regione. La candidatura cinese, infatti, è giunta proprio il giorno successivo all’annuncio da parte di Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna del lancio della nuova partnership trilaterale in materia di sicurezza, denominata AUKUS. L’intesa, che prevede il rafforzamento della cooperazione diplomatica, militare, tecnologica e di intelligence tra i tre Paesi nello scacchiere dell’Indo-Pacifico, ha fin da subito suscitato la preoccupazione di Pechino, che ha accusato Washington, Londra e Canberra di fomentare le tensioni e la corsa alle armi nella regione.

In questo contesto, il passo avanti di Pechino verso il CTPP potrebbe aver avuto una duplice valenza. Innanzi tutto, contrastare un eventuale consolidamento di alleanze nella regione puntando sulla carta economica, con la quale la Cina riesce ancora a suscitare gli interessi di molti attori dell’area. In un momento in cui gli Stati Uniti si sono presentati come partner in ambito di sicurezza, in ottica di contenimento cinese, l’adesione al CPTPP sembra essere stata il frutto dell’interesse di Pechino di rilanciare la posta in gioco. Inoltre, poiché l’ingresso di un nuovo membro è vincolato al parere unanime degli Stati membri, la richiesta di adesione avanzata dalla Cina potrebbe diventare motivo di disaccordo all’interno del blocco. L’Australia. ha subito risposto alla candidatura cinese anticipando che porrà il suo veto.

In secondo luogo, l’offerta di aderire al CPTPP sembra essere stata inviata da Pechino per rilanciare la sua immagine e il suo ruolo nell’area e marcare così la differenza rispetto alla posizione di Washington. Simbolicamente, il CPTPP rappresenta ancora il venir meno del supporto degli Stati Uniti al primo grande accordo commerciale tra gli Stati delle due sponde del Pacifico, dal quale la Cina sarebbe rimasta esclusa. Nonostante la rinnovata attenzione di Washington per la cooperazione nell’area, ad oggi l’Amministrazione Biden non si è ancora espressa chiaramente su un possibile rientro statunitense nell’accordo. In questo senso l’accelerata di Pechino potrebbe aver risposto alla volontà di presentarsi come principale promotore di un approccio multilaterale allo sviluppo della regione.

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