Guerra e sanzioni alla Russia: quale impatto per l'India
Asia & Pacific

Guerra e sanzioni alla Russia: quale impatto per l'India

By Tiziano Marino
05.18.2022

L’invasione russa dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni imposte a Mosca potrebbero produrre effetti ben oltre i confini della Federazione guidata da Putin. Tra gli Stati che temono il contraccolpo maggiore c’è l’India che rischia di pagare a caro prezzo la tradizionale vicinanza alla Russia. Legate da una Partnership Strategica, divenuta nel 2010 “speciale e privilegiata”, Delhi e Mosca hanno sviluppato una forte cooperazione nei settori difesa ed energia basata sull’utilizzo di tecnologia russa. L’India, oltre a rappresentare il mercato principale per l’export militare russo, ha condiviso con la Russia importanti investimenti nei settori petrolifero e del gas. Proprio per la sua natura strategica, la partnership India-Russia rischia di finire nel mirino delle sanzioni secondarie indirizzate contro chi commercia con Stati sottoposti a restrizioni. Tale prospettiva, preoccupa il Governo Modi che teme si possa aprire una fase di grande vulnerabilità per il sistema Paese già sotto stress a causa della crescita dei prezzi delle materie prime. Per questa ragione, l’India è molto impegnata a rilanciare e velocizzare i programmi di diversificazione e “indigenizzazione” dei settori nazionali strategici. La partnership militare tra India e Russia si è consolidata negli anni '70, anche a seguito della terza guerra con il Pakistan, che spinse l’allora Primo Ministro indiano Indira Gandhi ad avvicinare il Paese all’Unione Sovietica. Tale relazione è proseguita nel tempo lasciando un’eredità pesante da gestire per Delhi. Si stima, infatti, che oltre i due terzi degli armamenti in dotazione alle forze armate indiane siano di fabbricazione o utilizzino componentistica sovietica e russa. Nonostante tutti i settori delle forze armate indiane siano soggetti a tale dipendenza, particolarmente pervasiva è la presenza di mezzi russi nei reparti meccanizzati e corazzati dell’Indian Army che utilizza carri T-90 e T-72 e veicoli da combattimento BMP-2. Forte è anche la dipendenza da componenti e tecnologie russe dell’Indian Air Force la cui flotta è composta perlopiù da MiG-21, MiG-29 e Su-30MKI. Infine, non sfugge alla dipendenza da Mosca nemmeno l’Indian Navy che ha acquistato, affittato o prodotto su licenza russa sottomarini nucleari e a propulsione convenzionale, fregate e, soprattutto, la INS Vikramaditya, a oggi l’unica portaerei posseduta dall’India. Attualmente, si stima che Delhi spenda circa $500 milioni l’anno per l’acquisto di pezzi di ricambio russi necessari a garantire l’operatività delle forze armate. In questo quadro, l’India teme che il protrarsi delle operazioni militari in Ucraina blocchi le forniture di componentistica necessaria per la manutenzione. Ulteriori danni al settore difesa indiano sono derivati dal bombardamento russo di uno stabilimento ucraino a Mykolaiv nel quale si producono turbine per la Indian Navy.

A seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, i vertici militari di Delhi hanno avviato una serie di analisi d’impatto per misurare le conseguenze che il conflitto e le sanzioni avranno sulla difesa indiana. Oltre al blocco delle forniture, i timori principali riguardano i contratti già in essere, i meccanismi di pagamento, e i ritardi che potrebbero colpire lo sviluppo di joint venture russo-indiane attive, tra l’altro, nella produzione di fucili d’assalto AK-203 e nel settore missilistico. Inoltre, il futuro incerto delle relazioni con Mosca rischia di impattare anche sull’export militare indiano. Un primo accordo a rischio è quello firmato con le Filippine per la fornitura dei missili supersonici prodotti dalla BrahMos Aerospace, massima espressione della collaborazione indo-russa. Già finita nel mirino del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act a causa dell’accordo per la fornitura di sistemi d’arma russi S-400, Delhi punta ora ad accelerare la produzione domestica e diversificare l’approvvigionamento. A tale scopo, la strategia Make in India lanciata nel 2014 è stata ora affiancata dal principio di “India autosufficiente” (Atmanirbhar Bharat). Grazie anche all’allocazione del 70% del budget della difesa allo sviluppo di progetti domestici, l’India mira a cancellare la dipendenza dall’estero garantendosi l’autonomia strategica cui aspira da sempre. Tuttavia, questo processo presenta numerose insidie. Anzitutto, le aspirazioni indiane devono fare i conti con le restrizioni finanziarie destinate ad aumentare a causa del taglio delle stime di crescita globale. In secondo luogo, l’India necessita di fornitori alternativi di tecnologie sensibili, non ultime quelle nucleari, se vuole davvero fare a meno della Russia. In quest’ottica, il processo di diversificazione assume valore fondamentale. L’India, primo importatore di armi al mondo, sta già aumentando il volume di acquisti di armamenti da Francia, Usa e Israele. Mentre Parigi e Delhi hanno siglato nel 2015 un accordo per la fornitura di caccia Rafale, Israele e Usa stanno divenendo partner importanti per la fornitura di tecnologie sofisticate. Ad accelerare questo processo sta contribuendo anche la vulnerabilità mostrata dai sistemi d’arma russi in Ucraina che non è sfuggita allo Stato Maggiore indiano. In questa fase, la diversificazione del settore difesa dell’India assume estrema rilevanza anche per l’Occidente. Oltre a rafforzare l’isolamento della Russia, infatti, Nato e UE ambiscono a ridurre l’influenza russa nell’Indo-Pacifico anche in vista del possibile deterioramento delle condizioni di sicurezza nella regione. Non stupisce, quindi, la presenza a Delhi in queste settimane di vertici militari e consiglieri per la sicurezza nazionale Occidentali. Di particolare rilevanza, è stata la visita del Sottosegretario di Stato americano Nuland la quale ha proposto all’India, sulla scorta dell’esperienza in Ucraina, lo sviluppo di partenariati con Bulgaria e Polonia per la fornitura di armamenti ex sovietici. Tuttavia, ciò si scontra con la necessità dell’India di superare anche la dipendenza dalla cultura militare russa. La pervasività degli armamenti russi, infatti, ha influenzato molto la dottrina strategica indiana relativa alle operazioni terrestri. Per questa ragione, diversificazione e rilancio della produzione domestica dovranno essere accompagnati da una sorta di rivoluzione dottrinale delle forze armate.

Per quanto riguarda il comparto energetico, guerra e sanzioni stanno già avendo un impatto dirompente sull’India. In particolare, l’aumento del prezzo del petrolio incide enormemente sull’economia del Paese che importa oltre l’80% del suo fabbisogno complessivo. In questo contesto, la guerra in Ucraina sta producendo un effetto paradossale rilanciando la relazione India-Russia in settori in cui l’interscambio era minimo. Se in tutto il 2021 Delhi ha acquistato poco meno del 2% del petrolio dalla Russia, nei soli due mesi di guerra gli acquisti hanno già superato quelli dello scorso anno. L’India, i cui principali fornitori di petrolio sono Iraq e Arabia Saudita, sta ora approfittando degli sconti offerti da Mosca sulle materie prime energetiche, compreso il carbone. Tuttavia, anche in questo settore le sanzioni potrebbero ribaltare la situazione. L’India conosce piuttosto bene l’impatto delle restrizioni al commercio dopo che, a seguito delle sanzioni Occidentali, è stata costretta a bloccare l’import di petrolio da Iran e Venezuela, all’epoca terzo e quarto fornitore del Paese. Inoltre, le sanzioni potrebbero impattare sui progetti di cooperazione energetica che India e Russia stanno sviluppando. Le aziende di Stato indiane operanti nel settore energetico, tra cui OVL, Bharat Petroleum e Indian Oil Corporation hanno investito negli anni oltre $15 miliardi in Siberia e nell’estremo oriente russo. Come avvenuto con le sanzioni imposte a Teheran e Caracas, anche in questo caso Delhi teme di perdere i suoi investimenti e per questo la diplomazia indiana sta premendo sulle cancellerie occidentali per cercare di limitare i danni. Per far fronte alle sanzioni, India e Russia progettano di rispolverare il sistema di pagamento rublo-rupia già attivo durante la guerra fredda. Tuttavia, tale meccanismo presenta criticità tecniche e politiche importanti che potrebbero minarne l’efficacia. Anzitutto, il sistema di pagamento alternativo deve fare i conti con un interscambio India-Russia molto basso e, soprattutto, poco equilibrato. Nel 2019, l’export russo in India ammontava a circa $7 miliardi a fronte di un import di soli $3 miliardi. Per evitare di accumulare rupie, quindi, la Russia dovrebbe aumentare le importazioni dall’India guardando, per esempio, al mercato farmaceutico indiano. Ulteriori criticità sono rappresentate dalle fluttuazioni del rublo che complicano la fissazione del tasso cambio e da questioni di opportunità politica. Tali problemi potrebbero frenare l’implementazione di questo strumento che rischia, come già avvenuto con il sistema riyal-rupia, di risultare alla lunga inadatto per garantire a Delhi le materie prime di cui necessita. In questo contesto complesso, l’India deve provare a colmare lo iato esistente tra le sue ambizioni di autonomia strategica e le esigenze attuali del Paese. Guerra e sanzioni stanno già accelerando la ricerca di nuove partnership nei settori strategici, come dimostra il recente iperattivismo diplomatico di Delhi. Tuttavia, superare la dipendenza dai sistemi d’arma russi è impensabile nel breve periodo. Allo stesso modo, la diversificazione del settore energetico si scontra con la necessità per il Governo Modi di garantire al Paese le materie prime di cui necessita a prezzi accessibili. Per queste ragioni, un allontanamento di Delhi da Mosca richiederà tempo e dipenderà, in larga parte, da quanto i partner occidentali saranno in grado di offrire in termini di investimenti e tecnologia.

La guerra in Ucraina ha messo in evidenza il legame tra l’India di Modi e la Russia di Putin. Gli effetti collaterali del conflitto potrebbero complicare le ambizioni settate dal governo indiano, in termini di ripresa economica e di stand politico regionale.

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