Guerini, la Difesa e il giusto orgoglio. Parla Margelletti (CeSI)
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Guerini, la Difesa e il giusto orgoglio. Parla Margelletti (CeSI)

11.01.2019

Conversazione di Formiche.net con Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali sulle linee programmatiche presentate dal ministro Guerini: "Il vero salto quantico è aver rimesso al centro le vere funzioni delle Forze armate”

“Un discorso coerente e serio”. È così che Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali (CeSI), ha descritto a Formiche.net le linee programmatiche di Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, presentate due giorni fa alle Commissioni competenti di Camera e Senato. Dall’insediamento a palazzo Baracchini è passato oltre un mese e mezzo, tra adesione alla European Intervention Iniative, la presa di posizione sull’F-35 e il debutto alla Nato nel vertice a Bruxelles con i colleghi dei Paesi alleati. Ora Guerini ha esplicitato la propria tabella di marcia in Parlamento. Ne abbiamo parlato con Margelletti.

Che giudizio ha delle linee programmatiche da poco presentate dal ministro?

Mi sono piaciute molto. C’è un discorso coerente e serio che sottolinea alcuni punti fondamentali. Partirei dal più importante: dopo l’ubriacatura del duale, torna il senso d’orgoglio. Difatti, non si possono trasformare le Forze armate in una cosa diversa da quella che sono, e cioè un’istituzione a difesa del Paese e dei suoi interessi. Non si possono trasformare, per qualche giustificazione politica, in una super Protezione civile che incidentalmente porta armi che vanno nascoste perché brutte. La Forze armate non sono la Protezione civile. E non possono, né debbono occuparsi di attività che rientrano nell’alveo delle competenze di realtà locali che, per incapacità, corruttela o altro, non le utilizzano. Certo, le Forze armate hanno capacità che mettono a disposizioni di tutti, ed è evidente nei casi di terremoti o alluvioni. La loro funzione principale però è un’altra, e far recuperare l’orgoglio che meritano è un buon primo passo.

Guerini ha detto anche che non è finita l’era delle missioni internazionali. Che segnale è?

Le Forze armate rappresentano uno strumento sempre più rilevante per la politica estera di un Paese. Nel caos post Guerra fredda, il dialogo con le cancellerie statuali non manca, ma con tanti Stati falliti, situazioni confuse o ambigue, le Forze armate e le missioni di stabilizzazione (che non chiamo di pace) sono l’unico modo per mettere in campo un’azione diplomatica molto forte. Negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo ottenuto importantissimi successi contro il sedicente Stato islamico perché le Forze armate hanno cooperato con i curdi in maniera efficace. È stata la politica ad abbandonare il popolo curdo, non le Forze armate.

E sul bilancio? Guerini avrà la possibilità di rilanciare gli investimenti?

Anche qui c’è un punto fondamentale delle linee programmatiche: il livello di capacità. Siamo abituati a parlare di livello economicamente sostenibile, ragionamento che parte dai soldi disponibili per vedere poi cosa si può avere con essi. Tale approccio nasconde un errore: non è importante quello che hai, ma quello che riesci a fare. Sono importanti le capacità che esprimi, e non le voci del bilancio. Il ministro ha per questo introdotto il concetto di livello capacitivo-operativo, non solo di capacità economiche. Ed è già un salto quantico.

Il ministro ha parlato molto di ri-bilanciamento del budget, oggi troppo su Personale a danno di Investimento ed Esercizio.

Certo. Non possiamo immaginare Forze armate dotate di un budget che paghi solo lo stipendio, altrimenti sarebbero un ammortizzatore sociale e non uno strumento per il Paese. Mi sembra comunque che Guerini l’abbia ben capito.

Per quanto riguarda il rapporto con il comparto industriale, Guerini l’ha convinta?

Sì. Anche qui però dobbiamo togliere una grande ambiguità. I membri del nostro Parlamento vanno sempre all’estero per le grandi fieri del settore, da Le Bourget a Parigi, a Farnborough a Londra, fino a tante altre manifestazioni. In Italia però non lo facciamo, come se l’industria della difesa fosse un figlio da tenere nascosto, la pecora nera. Ma la vera domanda è: cosa producono le industrie delle difesa? Armi, proiettili e cannoni? No, producono Pil e tecnologia.

Che intende?

Da anni si parla di evitare la fuga di cervelli all’estero. Qui però rischiamo di perdere la capacità di innovare, di inventare e progettare. Perdere ingegneri e progettisti in questo comparto vuol dire trovarsi senza capacità strategica per tutto il Paese. Web, telegrafo, cellulare, penna a sfera, Gps. Sono tutti prodotti di derivazione militare, e potrei andare avanti per ore con l’elenco. O abbiamo il coraggio di ammetterlo, e siamo fieri della capacità italiana di immaginare e produrre, oppure restiamo incomprensibili. Su questo Guerini mi è sembrato molto netto, forse complice la presidenza del Copasir. Pur non avendo avuto a che fare con le Forze armate, sa bene di cosa si parla.

C’è invece qualcosa che manca nelle linee programmatiche presentate dal ministro?

Direi di no. Negli ultimi anni si è parlato tanto, tantissimo, di Personale. È certamente un elemento fondamentale per le Forza armate, fatte da uomini e donne che compiono un mestiere difficile per cui è giusto che vedano riconoscersi dignità, stipendi e caserme che meritano. Però è anche vero che non si può puntare tutto solo sul Personale e sulla civilizzazione delle Forze armate. Credo che se vogliamo continuare a essere quello che siamo, e cioè un Paese con un ruolo storico nel Mediterraneo (per quanto ciò possa non piacere a tutti) dobbiamo tornare alle basi, all’essenza delle Forze armate. Non sono super polizie o una super protezione civile, ma strumento chirurgico (o anche scalpello) per gli interessi del Paese. Su questo Guerini è stato molto chiaro. In Italia, la Difesa sembra sempre il parente povero. Credo che lui invece abbia parlato con l’orgoglio di chi guida un dicastero che fa tecnologia, innovazione e Difesa dello Stato.

Vuole aggiungere altro?

Mi lasci dire un’ultima cosa. Nei bilanci ci sono attivi e passivi, entrate e costi. In quello del ministero della Difesa c’è però un’altra voce, invisibile ma fondamentale: l’orgoglio di partenza e il senso delle tradizioni. È quello che permette ai Bersaglieri di avere il cuore grande come un leone, e ai paracadutisti di fare un passo in più quando manca ogni forza. È quello della pizza a mezzanotte sulle navi della Marina, perché a quell’ora si lavora. Ed è quello del biocontenimento fatto dagli esperti dell’Aeronautica militare che accompagnano persone con virus di livello quattro; o quello del Carabiniere che sventa disarmato una rapina. Sono azioni che i nostri militari non compiono perché si trovano in orario di servizio, ma perché si sentono parte di qualcosa di più grande. Su questo, nella presentazione delle linee programmatiche, io ho visto una goccia, un primo passo di corretta collazione e giusta percezione.

Fonte: Formiche.net

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