Un bilancio della strategia di Maputo nella gestione dell’insorgenza jihadista a Cabo Delgado
Africa

Un bilancio della strategia di Maputo nella gestione dell’insorgenza jihadista a Cabo Delgado

By Alessandro Di Martino
08.04.2023

Secondo alcune indiscrezioni trapelate in Francia, la società Total Energies potrebbe valutare l’ipotesi di riavviare il progetto Mozambico LNG a Cabo Delgado, regione settentrionale del Mozambico. Il progetto, primo impianto onshore del Paese africano, era stato bloccato nel 2021 in seguito agli attacchi del gruppo armato di ispirazione salafita-jihadista Ahlu al-Sunnah Wal-Jamaah (ASWJ, chiamata anche al-Shabaab e affiliata al SIAC, provincia dello Stato Islamico in Africa Centrale).

Il gruppo è nato nel 2014 a Cabo Delgado, dove ha trovato un terreno fertile su cui far proliferare la propria propaganda, riuscendo a sfruttare il malcontento popolare causato da una serie di fattori. Innanzitutto, gli abitanti di Cabo Delgado lamentano una disparità di natura socioeconomica tra il Nord e il Sud del Paese, dovuta alla marginalizzazione a cui sono stati costretti. Difatti, Cabo Delgado, ribattezzata come “la nuova Eldorado” , presenta enormi giacimenti di gas e vaste riserve di rubini e grafite.

Secondo le stime, il Mozambico detiene 3 trilioni di metri cubi di riserve di gas naturale che lo renderebbero il secondo detentore nel Continente africano, subito dopo la Nigeria e prima dell’Algeria. Tuttavia, la scoperta di questi giacimenti non solo non si è tradotta in una distribuzione equa della ricchezza sul territorio e in un aumento dell’occupazione, ma ha talvolta comportato una serie di ripercussioni sociali negative dovute all’espropriazione dei terreni e agli impatti sulle attività di pesca e agricoltura.

Una seconda questione è di natura politica , in quanto la regione accusa il governo di pratiche predatorie, nepotismo e corruzione nonché dell’assenza strutturale di investimenti pubblici (sanità, istruzione, etc.). Inoltre, anche le tensioni etnico-religiose giocano un ruolo non trascurabile. Nello specifico, la propaganda jihadista si è dimostrata abile nell’estremizzare il sentimento di opposizione e contrasto tra l’etnia a maggioranza cristiana dei Makonde , attualmente al potere e rappresentata dal Presidente Felipe Nyusi, e quella a maggioranza musulmana dei Mwani e dei Makua . Quindi, ASWJ, mostratosi come un interlocutore credibile in un contesto caratterizzato dalla mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni politiche, ha saputo sfruttare questo senso di esclusione e frustrazione, riuscendo a reclutare nuovi adepti, soprattutto tra i giovani, che hanno lanciato una vera e propria ribellione antigovernativa.

Tra i progetti c’è quello già menzionato del Mozambico LNG, concepito da Total Energies come il primo sviluppo onshore di gas naturale liquefatto nel Paese africano. Dopo aver scoperto i giacimenti nel 2010, la Total Energies ha deciso di investire un totale di 20 miliardi di dollari, salvo poi ritirare tutto il personale ed interrompere il progetto per cause di forza maggiore, ovvero gli attacchi contro la città di Pemba condotti da ASWJ. Nel progetto, oltre alla società francese che ne detiene la quota maggioritaria pari 26,5%, sono coinvolte anche l’azienda giapponese Mitsui con il 20% e l’impresa mozambicana Empresa Nacional de Hidrocarbonetos (ENH) con il 10%.

Inoltre, anche la società italiana ENI è attiva nel Paese africano dal 2006, anno in cui ha acquisito i diritti esplorativi dell’Area 4 collocata nel bacino offshore di Rovuma, dove nel 2011 e nel 2014 sono state scoperte risorse di gas naturale nei giacimenti Coral, Mamba e Agulha, in cui si stimano riserve di 2400 miliardi di metri cubi di gas. A differenza degli altri competitor che sono stati costretti a rimodulare i propri investimenti , come la statunitense Exxon costretta a tagliare gli investimenti, la società italiana, considerato che le sue attività sono concentrate offshore e, quindi, sinora non sono state oggetto degli attacchi jihadisti, è stata l’unica a rispettare i tempi prefissati per l’esecuzione dei progetti estrattivi, come dimostrato con la partenza, nello scorso novembre, della prima nave metaniera dal giacimento Coral South. L’attività ENI testimonia concretamente la lunga e consolidata tradizione di ottimi rapporti tra Roma e Maputo . Infatti, l’Italia ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel Paese africano, a partire dal processo di pace per porre fine alla guerra civile (1977-1992), nel contesto del quale ha avuto una funzione centrale la Comunità di Sant’Egidio, grazie alla mediazione tra il Frente de Libertação de Moçambique (FRELIMO), partito d’ispirazione socialista e attualmente al governo, e il Resistência Nacional Moçambicana (RENAMO), dall’orientamento anticomunista. Nel 1993, dopo la guerra civile, il governo italiano contribuì con oltre 1000 soldati alla missione ONUMOZ “Albatros”, che mirava a far rispettare gli accordi di pace. Quando le tensioni sono riesplose nel 2012, l’Italia è entrata, su richiesta del governo mozambicano, nella missione Equipa Militar de Observacao da Cessacao das Hostilidades Militares (EMOCHM). Inoltre, l’Italia, secondo la Banca Centrale Mozambicana, rappresenta il secondo investitore europeo e il quarto globale con investimenti diretti esteri per oltre 150 milioni di dollari. L’interscambio nel 2022, pari a oltre 916 milioni di euro, è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente.

In parallelo agli interessi energetici, nella regione di Cabo Delgado sono presenti anche grandi miniere di rubini e di grafite . Nell’area, nello specifico nel distretto di Montepuez, è presente l’azienda britannica Gemfields, specializzata nell’estrazione, lavorazione e vendita di pietre preziose.

Per quanto riguarda la grafite, Maputo rappresenta il secondo produttore mondiale, con una produzione che nel 2022 è incrementata del 126% rispetto all’anno precedente. Tra le società presenti in loco, ci sono le australiane Triton Minerals e Syrah Resources: la prima ha investito circa 90 milioni di dollari per la miniera nel distretto di Ancuabe, nella parte orientale di Cabo Delgado, con l’obiettivo di aumentare la produzione di 200.000 tonnellate. La seconda gestisce la miniera Balama , nella parte meridionale della regione, con riserve di 110 milioni di tonnellate e una capacità produttiva di 350.000 tonnellate annue di grafite.

Per far fronte all’insurrezione e tutelare i propri interessi nella regione, il governo di Maputo ha deciso di coinvolgere nel 2019 la PMSC russa Wagner Group, senza tuttavia ottenere risultati significativi. Dopo il ritiro del Wagner Group, il capo della polizia mozambicana Bernardino Rafael decise di assumere la PMSC Sud Africana The Dick Advisory Group (DAG). Il Gruppo aiutò ad addestrare i poliziotti locali e fornì ai soldati mozambicani copertura aerea.

Tuttavia, quando la situazione è deteriorata con gli attacchi del 2021 e con la conseguente interruzione delle attività di Total, Maputo ha deciso di chiedere anche un aiuto militare esterno. Quindi, nel luglio del 2021, la Comunità di Sviluppo dell’Africa australe (SADC) ha autorizzato la Missione militare SAMIM (Missione dei Paesi dell’Africa australe in Mozambico), che comprende truppe di Angola, Botswana, Repubblica Democratica del Congo, Lesotho, Malawi, Sud Africa, Tanzania e Zimbabwe, per contrastare l’insorgenza jihadista nella regione. In questo contesto, nella seconda metà del 2022 la missione SAMIM ha ricevuto 15 milioni di euro di finanziamento dall’Unione Europea.

Parallelamente, il Presidente Nyusi ha richiesto ed ottenuto anche il supporto militare del Ruanda , che è stato il primo Paese ad aver inviato un contingente militare nell’ambito di un’operazione bilaterale, avendo schierato un totale di 1000 soldati, poi aumentati a 2500. Le Rwanda Defence Forces (RDF) e la missione SAMIM sono riuscite, congiuntamente alle forze mozambicane, ad avere un notevole successo nell’operazione di contenimento delle milizie jihadiste e nella liberazione di alcune aree chiave, come quella di Mocímboa do Praia. Difatti, dal gennaio di quest’anno, nella zona si è riscontrata una diminuzione degli episodi di violenza, come dimostrato dai recenti dati relativi ai mesi di maggio e di giugno 2023. Nello stesso periodo del 2021 sono state 260 le vittime coinvolte, contro le circa 150 del 2022 e le 40 nell’anno corrente. Nel complesso, dal 2017 ad oggi l’insurrezione jihadista a Cabo Delgado ha causato oltre 4500 vittime e ha provocato più di un milione di sfollati di cui, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (OIM), oltre 400.000 hanno fatto rientro nelle loro case negli ultimi mesi.

Tuttavia, sebbene il Presidente mozambicano abbia provato a convincere i Paesi stranieri della neutralizzazione di ASWJ e del ripristino di adeguati livelli di sicurezza a Cabo Delgado al fine di incentivare la ripresa degli investimenti, permangono ancora almeno due criticità la resilienza di ASWJ e la limitata diffusione delle missioni internazionali sul territorio.

In primo luogo, la diminuzione delle violenze nel 2023 non equivale necessariamente al fatto che ASWJ è stato sconfitto . Al contrario, esso costituisce ancora una minaccia, soprattutto a causa della rete di contatti costruiti con il mondo jihadista in seguito al giuramento di fedeltà verso lo Stato Islamico nel 2019. A tal proposito, l’ultimo rapporto del giugno 2023 del Gruppo di Esperti delle Nazioni Unite per Repubblica Democratica del Congo (DRC) ha evidenziato il legame tra le Forze Democratiche Alleate (ADF), milizia affiliata alla provincia dello Stato Islamico nell’Africa Centrale, e gli insorgenti di Cabo Delgado. Infatti, il SIAC garantisce ai miliziani mozambicani l’accesso alle reti di finanziamento transnazionale , l’afflusso di foreign fighters (soprattutto dalla Tanzania) e la crescita capacitiva tramite attività di mentoring. Inoltre, la riduzione delle violenze potrebbe essere associata ad una nuova strategia adottata da ASWJ. Infatti, se in passato i jihadisti non hanno dimostrato di avere scrupoli nell’intimidire la popolazione locale, ora sembrano cercarne il favore. Infatti, con il rientro degli sfollati, ASWJ sembra intenzionato a reclutare nuovi accoliti per incrementare i propri ranghi, in quanto le stime più recenti considerano il numero degli insorti pari a 1000 unità, decisamente insufficienti a condurre una campagna di insorgenza su larga scala contro unità militari meglio addestrate ed equipaggiate. Tra le varie azioni volte ad incrementare il supporto popolare condotte da ASWJ, i media mozambicani hanno riportato l’acquisto di merci a prezzi maggiorati, la distribuzione di cibo e generi di prima necessità oppure il risarcimento economico alle famiglie musulmane vittime di danni collaterali da essa procurati.

Parallelamente, il dispiegamento delle truppe della missione SAMIM è stato maggiormente concentrato nelle aree di interesse economico, come nel distretto di Palma, dove la società Total ha investito nel progetto LNG, oppure in quelli di Mocímboa do Praia e di Ancuabe, dove sono presenti importanti miniere di grafite . Invece, sono state lasciate sguarnite le aree più interne, come Mueda, Muidumbe e Montepuez, e quelle costiere, come Macomia, dove gli insorti hanno collocato i loro centri logistici e dove rimane elevato il rischio di attacchi. Questa concentrazione delle truppe rende chiara la strategia del Presidente Nyasi , il quale sembra maggiormente interessato alla messa in sicurezza solo dei siti più rilevanti dal punto di vista economico più che alla stabilizzazione dell’intera regione.

In conclusione, dinanzi a un contesto regionale così tumultuoso dal punto di vista securitario e così interessante da quello economico, è necessario fare un bilancio della strategia di Maputo e dei suoi partner nel contenimento della minaccia jihadista rappresentata da ASWJ. Nonostante gli episodi di violenza e le vittime siano in diminuzione nel 2023, il gruppo può contare sul supporto di una rete transnazionale che gli ha permesso di proporsi alle comunità locali come un’alternativa, a tratti credibile, rispetto al governo di Nyasi.

Il cambio di strategia da parte di ASWJ dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme non solo per il Mozambico, ma anche per i suoi partner. Infatti, una strategia contro-terrorismo di natura esclusivamente militare non può essere sufficiente alla rimozione delle cause profonde (senso di abbandono ed esclusione politica, elevati tassi di disoccupazione e povertà, etc.) che spingono i giovani di Cabo Delgado ad arruolarsi tra le fila di al-Shabaab. Per questo motivo, la risposta alla crisi mozambicana deve realizzarsi nella stabilizzazione dell’intera regione , non solo delle province rilevanti dal punto di vista economico e, successivamente, nell’inclusione della popolazione locale nei piani d’investimento. Così facendo, si potrà ricucire il legame di fiducia tra il governo di Maputo e gli abitanti di Cabo Delgado, interrompendo la correlazione tra violenza, crisi economica e adesione ad al-Shabaab, attualmente alla base della crisi regionale.