La “vera promessa”: Israele-Iran all’indomani dell’attacco di Teheran
Middle East & North Africa

La “vera promessa”: Israele-Iran all’indomani dell’attacco di Teheran

By Giuseppe Dentice, Tiziano Marino and Emmanuele Panero
04.15.2024

Il giorno dopo la rappresaglia annunciata da parte dell’Iran nei confronti di Israele, rimangono aperte una serie di considerazioni e valutazioni di più ampio respiro che in qualche modo potrebbero suggerire una certa evoluzione dello scenario militare e politico regionale, quantomeno, nel breve periodo.

La rappresaglia da parte di Teheran contro il territorio israeliano è stata decisa in risposta allo strike aereo effettuato il 1º aprile dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) contro l’Ambasciata iraniana a Damasco, che ha ucciso 11 persone tra cui Mohammed Reza Zahedi, un alto ufficiale dei Pasdaran in Siria e uomo di collegamento tra le milizie iraniane ivi operanti e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Dalla prospettiva iraniana, l’attacco di Israele contro la sede diplomatica viola la “linea rossa” posta dai vertici politici e militari dell’Iran secondo cui un coinvolgimento diretto nel conflitto regionale è giustificabile solo in risposta a un’aggressione diretta contro il territorio nazionale, di cui l’Ambasciata è di fatto parte. Di conseguenza, dopo l’azione delle IDF, la Guida Suprema e le IRGC hanno dovuto affrontare la pressione dei settori ultraconservatori usciti rafforzati dalle recenti elezioni parlamentari, i quali chiedevano una risposta immediata e muscolare, come quella appunto dello scorso 14 aprile.

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