Il riposizionamento della Siria nella partita mediorientale
Middle East & North Africa

Il riposizionamento della Siria nella partita mediorientale

By Giuseppe Dentice and Lavinia Pretto
10.08.2021

Il 3 ottobre il Re di Giordania Abdullah II ha ricevuto una telefonata dal Presidente siriano Bashar al-Assad, prima conversazione avvenuta tra i due leader dallo scoppio della guerra civile nel Paese arabo. Un comunicato rilasciato dalla Corte Reale a latere della telefonata ha dichiarato che entrambi i Capi di Stato si sono impegnati nel promuovere un miglioramento della cooperazione interstatale; il documento ha rimarcato inoltre il pieno sostegno dello stesso monarca nel preservare la sovranità, la stabilità e l’integrità territoriale della Siria.

La chiamata si colloca in un contesto di disgelo delle relazioni non solo tra Damasco e Amman, ma tra Assad e l’intera regione mediorientale, trend evidenziato ormai da tempo, che però ha mosso passi concreti soltanto da quest’anno. Gli Stati arabi avevano tagliato i ponti diplomatici con Damasco fin dal 2011 e alcuni di questi, come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), avevano sostenuto diversi gruppi di opposizione al regime nel tentativo di spodestare l’inner circle alawita al potere con personalità a loro più funzionali. Diversamente dai rapporti più conflittuali tra Siria e Paesi del Golfo, anche le relazioni bilaterali tra Damasco e Amman si erano degradate al punto tale da portare la Giordania ad espellere l’Ambasciatore siriano e a chiudere le frontiere tra i due Paesi. Tuttavia, da quando le forze pro-Assad hanno ripreso il controllo delle aree nevralgiche in Siria, tra cui quelle che confinano con i territori della Monarchia hashemita, i due Stati hanno ripreso a dialogare insistentemente per garantire sicurezza e fermare operazioni di terrorismo e contrabbando internazionale. A giugno, i Ministri siriani del Petrolio, delle Risorse Naturali e dell’Elettricità hanno incontrato le controparti giordane, segnando la prima visita ufficiale di alti funzionari siriani nel Regno hascemita dall’inizio del conflitto. A settembre si sono inoltre svolte diverse riunioni interministeriali per rafforzare i partenariati nei settori dell’energia, dell’acqua e dell’agricoltura nel tentativo di migliorare gli scambi commerciali e sviluppare accordi di cooperazione scientifica. Sempre nelle stesse settimane, la compagnia aerea nazionale della Giordania, la Royal Jordanian, ha dichiarato che riprenderà i voli diretti su Damasco dopo quasi un decennio di stop. A livello governativo, inoltre, una delle decisioni più importanti riguarda la riapertura del valico di Jaber, il principale passaggio di frontiera con la Siria, grazie anche al benestare statunitense che ha apposto una deroga sul Caesar Act, legislazione che prevede sanzioni economiche al governo siriano per crimini di guerra. Non meno rilevante è altresì la decisione di riattivare l’interconnessione della rete elettrica che mira a fornire elettricità giordana al Libano attraverso il passaggio sul territorio siriano.

Questo sviluppo importante a livello relazionale segna un ulteriore punto in favore di Assad, il quale, oltre a godere di un contesto militare siriano a lui positivo, vede prefigurarsi un rinato interesse da parte della diplomazia araba per includere il Paese levantino nelle dinamiche di ricomposizione in corso nella regione, riconoscendo direttamente nuova legittimità al Presidente e al suo regime. Si inseriscono in questo percorso, infatti, anche i nuovi incontri avuti da importanti funzionari siriani pro-regime e alcuni rappresentanti di Egitto ed EAU durante i lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dell’Expo 2020 di Dubai. Se Il Cairo e Abu Dhabi si sono espressi anche a livello pubblico per un reintegro pieno della Siria nei principali consessi arabi e internazionali, Amman e Beirut si sono presto mobilitati sul piano operativo per favorire un disgelo nelle relazioni con il Paese. Alla base del rinato interesse arabo verso la Siria vi è l’interesse particolare della comunità araba nel riproporre uno schema identitario arabo e unificato da contrapporre alla penetrazione di influenza e status di Iran e Turchia nell’area MENA. In altre parole, attraverso un consolidamento della posizione regionale della Siria nelle dinamiche del mondo arabo-sunnita, le principali potenze di area (monarchie del Golfo ed Egitto) cercano un gioco nuovo in grado di rafforzarle sul piano mediorientale in chiave anti-iraniana e anti-turca.

In questa prospettiva, i Paesi del Golfo potrebbero essere determinanti nel direzionare le sorti del conflitto, avendo la capacità di contribuire finanziariamente alla ripresa economica del Paese e – ipoteticamente in un prossimo futuro – nell’incoraggiare e mediare colloqui bilaterali tra Damasco e Washington. Anche l’Egitto si muove in direzione pro-Assad, chiedendo la fine dell’isolamento internazionale e una riammissione della Siria nella Lega Araba. Nonostante sia ben evidente la tendenza a voler normalizzare i rapporti, permane comunque una mancanza di intenti e prospettive tra gli Stati arabi che inibisce la formulazione e il raggiungimento di obiettivi comuni nei confronti di Damasco. A questo fattore di criticità si aggiunge, infine, la variante della guerra civile, che continua a mietere vittime (soprattutto tra i civili), rendendo la pacificazione del Paese estremamente complessa e non facilitando il processo di riavvicinamento tra mondo arabo e regime siriano.

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