Usa 2016, Grillo: Clinton o Trump è fine del sogno americano

Usa 2016, Grillo: Clinton o Trump è fine del sogno americano

11.07.2016

Alla domanda se fosse nervosa, ha risposto: “mi sento felice, davvero tanto”.

Con l’obiettivo di entrare nella storia come la prima presidente donna degli Stati Uniti, Hillary Clinton ha votato intorno alle otto del mattino ora locale (le 14 ora centrale europea) accompagnata dal marito Bill. La giornata elettorale è iniziata con un vantaggio di 3,2 punti percentuali di Hillary Clinton su Donald Trump secondo la media di sondaggi stilata dal sito Real Clear Politics. Donald Trump ha parlato, anzi urlato a Grand Rapids, in Michigan, grande centro per la manifattura di mobili.

La grande attesa è finita, seggi aperti in tutti gli stati. E forse avrebbe potuto anche essere migliore di Trump e Clinton.

Evert e Navratilova si espongono per Hillary Clinton. Questo per dire che la cacofonia dello slogan, la tecnica del rumore, dell’aggressione verbale, dell’ululato della folla ci ha inseguito fino all’ultimo in queste elezioni. (Qui sotto la composizione della Camera dei rappresentanti secondo gli ultimi sondaggi di RealClearPolitics). “Dobbiamo affrontare la prova del nostro tempo, facciamo in modo che non possano esserci dubbi sul risultato di questa elezione”, ha detto Hillary ieri sera al mega raduno di Filadelfia, mentre Trump ha invitato a “fermare l’establishment politico corrotto”. Una pena di prigione di minimo due anni sarà imposta a tutti i clandestini espulsi che ritornino negli Usa. Le ultime rilevazioni attribuisco alla Clinton un vantaggio compreso tra 4 e 6 punti, se si considerano Cnn, Abc/Post, Cbs News, Fox News e Monmouth. Dopo una campagna elettorale velenosa e ricca di colpi di scena, l’esito resta incerto. Una delle vicende che gli ha attirato maggiori critiche è stata ad esempio quella relativa ad Humayun Khan, un soldato musulmano americano morto in Iraq per salvare tutti i suoi commilitoni da un attacco kamikaze.

Contrariamente a quanto pensano in molti, le elezioni americane sono indirette: sono infatti 538 grandi elettori, eletti a loro volta stato per stato, che decideranno chi sarà il nuovo presidente Usa. “Questa cosa ovviamente per l’elettorato americano, che è sempre e tradizionalmente poco incline sia alle tasse federali sia al multilateralismo, è assai importante”, ha osservato Margelletti, specificando che “tanti paesi della NATO, compreso il nostro, potrebbero avere problemi nel momento in cui l’eventuale nuova amministrazione Trump vada alla riscossione dei crediti”.

Denis Rodman, che ha provato tutto l’iride e oltre (Federico Buffa dixit) come sperimentazioni tricologiche, opta invece per il “rosso” del GOP e vota Trump. L’articolo riassume gli ultimi giorni di campagna presidenziale sottolineando la gestione un po’ confusa dei suoi collaboratori, i contrasti e il fatto che lo staff gli abbia tolto “finalmente” la gestione di Twitter. “Se qualcuno non sa gestire un account Twitter, figuriamoci i codici nucleari”: ha detto Obama riferendosi a Trump, “a cui apparentemente la (sua) campagna ha tolto l’account Twitter”.

Chiunque vinca le Presidenziali del 2016 avrà davanti più paludi di quante ne trovò Obama nel 2009.