L’Iran entra nella Shanghai Cooperation Organization: le implicazioni
Asia e Pacifico

L’Iran entra nella Shanghai Cooperation Organization: le implicazioni

Di Tiziano Marino
06.07.2023

Il 4 luglio, la Repubblica Islamica dell’Iran è divenuta ufficialmente il nono Stato membro della Shanghai Cooperation Organization (SCO), l’organizzazione intergovernativa fondata nel 2001 allo scopo di gestire e sviluppare le relazioni tra Cina, Russia e Repubbliche centroasiatiche. L’annuncio, che segna il completamento del lungo processo di ammissione iniziato da Teheran nel 2008, è arrivato nel corso della riunione del Consiglio dei capi di Stato e di Governo presieduta dall’India di Narendra Modi.

L’ingresso dell’Iran nella SCO rappresenta un tassello importante del più ampio mosaico cui lavora la diplomazia di Teheran, intenta a limitare l’impatto delle sanzioni internazionali e allentare l’isolamento del Paese. In questo contesto, si inseriscono anche la ripresa del complesso dialogo sul programma nucleare con Stati Uniti e Unione Europea e il processo di riavvicinamento all’Arabia Saudita, mediato dalla Cina. Proprio la volontà di sviluppare ulteriormente i rapporti economici e commerciali con la Repubblica Popolare Cinese, dando sostanza al partenariato venticinquennale di cooperazione che stenta a decollare, è uno degli elementi alla base della volontà di adesione iraniana alla SCO. D’altronde, la posizione della Cina nell’organizzazione potrebbe divenire ancor più dominante qualora si desse seguito alla proposta kazaka di creazione di un fondo di investimento congiunto per la SCO che sarebbe necessariamente dominato da Pechino.

Oltre all’interesse per la Cina, i cui acquisti trainano l’export di petrolio iraniano oggi ai massimi dal 2018, l’ingresso nella SCO potrebbe servire all’Iran per rinsaldare i rapporti considerati strategici con Russia e India, e a rilanciare quelli complessi con il vicino Pakistan. Sul fronte commerciale e della connettività regionale, l’adesione di Teheran all’organizzazione potrebbe, ad esempio, consolidare il ruolo del porto iraniano di Chabahar all’interno dell’International North–South Transport Corridor, la rete di trasporto multimodale che mira a collegare l’Asia Centrale all’Oceano Indiano.

La SCO, inoltre, può rappresentare per l’Iran una piattaforma utile per coordinare la risposta alle minacce poste da terrorismo, estremismo e radicalizzazione, che provengono in larga parte dall’Emirato Islamico d’Afghanistan. A tal proposito, lo scorso maggio si sono registrate forti tensioni e scontri al confine tra Iran e Afghanistan, legati alla gestione delle risorse idriche del fiume Helmand e alla presenza pervasiva di gruppi dediti al contrabbando. Infine, la presenza tra i partner di dialogo della SCO di Armenia e Azerbaigian offre a Teheran uno spazio di discussione sulle dinamiche in corso nel Caucaso meridionale, teatro nel quale gli iraniani vorrebbero evitare qualsivoglia mutamento degli equilibri territoriali a favore di Baku. Attraverso l’adesione alla SCO, quindi, l’Iran punta a rafforzare il suo status internazionale e rendere manifesta, una volta di più, la piena adesione alla concezione di mondo multipolare comune agli Stati membri dell’organizzazione. Tuttavia, a complicare la realizzazione dei propositi strategici di Teheran vi sono le debolezze strutturali che caratterizzano la SCO stessa. In particolare, la presenza tra gli Stati membri di attori in aperto conflitto tra loro, vedi India e Pakistan o Tagikistan e Kirghizistan, ha finora limitato enormemente l’efficacia dell’organizzazione e questo aspetto non sembra destinato a mutare nel breve-medio termine. In ultimo, la competizione sino-russa nella regione centroasiatica complica ulteriormente il quadro. Malgrado l’avanzata di Pechino, il cui interscambio con il Centro Asia ha raggiunto i 70 miliardi di dollari nel 2022 contro i 40 della Russia, l’area resta infatti ancora strettamente dipendente da Mosca soprattutto dal punto di vista militare.

Tuttavia, nel contesto attuale caratterizzato dal conflitto in Ucraina e dalle tensioni sino-statunitensi, Cina e Russia sembrano intenzionate a cooperare al fine di mantenere il blocco euro-atlantico fuori dall’Asia centrale e, in quest’ottica, l’ingresso dell’Iran nella SCO dovrebbe rafforzare questo asse.

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