La dipendenza europea dall'antimonio: tra dinamiche di approvvigionamento e vincoli normativi
Geoeconomia

La dipendenza europea dall'antimonio: tra dinamiche di approvvigionamento e vincoli normativi

Di Vittoria Digilio
05.06.2026

L’antimonio è poco menzionato nei dibattiti sulla sovranità industriale europea, eppure è un metallo presente nei sistemi d’arma avanzati, nelle batterie per lo stoccaggio energetico dei pannelli fotovoltaici, nei semiconduttori e nei materiali ignifughi che proteggono l’elettronica militare e civile. Sono state le restrizioni cinesi all’export di dicembre 2024 a farne emergere le criticità e l’importanza di controllo, mettendo anche luce sulle fragilità normative europee.

Infatti, il mercato globale dell’antimonio è altamente concentrato: la Cina detiene il 48% della catena di fornitura globale, con riserve stimate a 830.000 tonnellate su un totale globale di circa 2 milioni. I limiti all’export di Pechino a dicembre 2024 hanno pertanto causato un incremento dei prezzi, da $9,8 per libbra a $25 come media annua 2025, e di conseguenza costretto l’UE a diversificare maggiormente i propri fornitori, poiché interamente dipendente dalle importazioni di antimonio grezzo. Nel 2025, le importazioni hanno raggiunto un valore superiore a €937 milioni, con il Tagikistan che è diventato il primo partner per il materiale non raffinato, con esportazioni per un valore di €467,11 milioni. Tuttavia, la dipendenza reale si misura anche sui prodotti derivati, dove la Cina mantiene un ruolo dominante, con importazioni europee del 30% fino al 2020, e poi calate di 20,92 punti percentuali nel 2025.

Ad oggi, l’Unione Europea potrebbe avere di fronte a sé una nuova opportunità per capitalizzare le riserve di antimonio sul proprio territorio e acquisire potere sui nodi cruciali delle catene di valore e ridurre la dipendenza da attori terzi. In particolare, il progetto Trojarová in Slovacchia, situato nei Piccoli Carpazi a circa venti chilometri da Bratislava, possiede, secondo le stime condotte ad aprile 2026 dalla canadese Military Metals Corp, 67.000 tonnellate di antimonio, la più grande risorsa nell’UE secondo gli standard regolatori moderni, con un valore al taglio dell’1%. Tuttavia, il Critical Raw Materials Act del 2024 non aiuta in modo diretto, poiché classifica l’antimonio come materia prima critica ma non strategica, di fatto riducendo i benefici più significativi, come corsie preferenziali sui permessi, lo status di Strategic Project e requisiti minimi di produzione domestica. La classificazione, la cui prima revisione è prevista solo nel 2027, è stata costruita su dati e proiezioni di domanda che non rispecchiano interamente gli sviluppi politici degli ultimi anni.

Il blocco allo sviluppo della miniera di Chios, in Grecia, rappresenta un secondo esempio di come l’UE proceda a rilento nella corsa ai minerali critici, poiché vede il CRMA scontrarsi con un livello aggiuntivo di regolamentazione interna, ovvero quello ambientale. Il Governo greco aveva infatti lanciato a gennaio 2025 una gara d’appalto internazionale per l’esplorazione del giacimento antimoniifero nella zona settentrionale dell’isola, su un’area di 9,02 km in cui sono presenti insediamenti abitativi e uno spazio marino, confinanti oltretutto con un’area Natura 2000, perciò scontrandosi con proteste formali avviate dalla comunità locale, che ha portato in ultimo la questione davanti al Consiglio di Stato.

I due casi, perciò, mettono in luce dei limiti strutturali che l’UE si trova ad affrontare: nonostante l’Unione trasformi circa il 18,3% della produzione globale di antimonio grazie a industrie in Germania, Francia e Belgio, non ha alcuna presenza nella fase estrattiva e i finanziamenti restano frammentati. A questi ostacoli operativi, si aggiunge la necessità di bilanciare la volontà estrattiva e di raffinazione con le normative ambientali, di cui l’Europa si fa spesso portavoce. Di conseguenza, è lecito attendersi che difficilmente l’UE potrà raggiungere il suo obiettivo di inserirsi ed elevare la propria posizione all’interno delle catene di approvvigionamento e di valore dell’antimonio tramite l’attuale CRMA.