UE-Cina: gli export control cinesi assumono un ruolo crescente nelle tensioni con Bruxelles
Geoeconomia

UE-Cina: gli export control cinesi assumono un ruolo crescente nelle tensioni con Bruxelles

Di Alessandro Mapelli
25.08.2026

A fine luglio, il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) ha inserito 14 entità dell’Unione Europea nella Restricted Namelist, vietando agli esportatori cinesi di fornire loro beni dual-use e impedendo anche a soggetti stranieri di trasferire alle entità designate tali beni di origine cinese. La misura, immediatamente operativa e derogabile soltanto previa autorizzazione del MOFCOM, è stata adottata in risposta al 21° pacchetto di sanzioni UE contro la Russia.

La decisione riflette la percezione da parte di Bruxelles di un crescente coinvolgimento di entità cinesi nelle catene di approvvigionamento che sostengono la capacità industriale russa. Infatti, con il 21° pacchetto, l’UE ha aggiunto 51 entità alle restrizioni sull’export di beni e tecnologie dual-use destinati al complesso militare-industriale russo, includendo anche società localizzate in Paesi terzi. Tra queste figurano 14 entità della Cina continentale e di Hong Kong, alcune delle quali coinvolte, secondo il Consiglio dell’UE, nell’elusione dei controlli su microelettronica, macchine utensili CNC e apparecchiature per la lavorazione dei semiconduttori. Tale crescente interdipendenza sino-russa nei comparti industriali reputati sensibili è stata evidenziata da diverse analisi, secondo le quali le esportazioni cinesi verso la Russia dei 50 prodotti inclusi nella Common High Priority List hanno superato i 4 miliardi di dollari sia nel 2024 sia nel 2025.

La portata della misura va tuttavia oltre il solo dossier russo. Le 14 entità europee colpite operano infatti in comparti eterogenei ma strategici: oltre a Rheinmetall, figurano l’italiana Lafert nei motori elettrici, VIGO Photonics nella fotonica, III-V LAB nei semiconduttori, Tatra Trucks, IHC Merwede ed Ekspla, insieme ad altri operatori attivi nei materiali avanzati, nella chimica e nei sistemi a pilotaggio remoto. La composizione della lista mostra come Pechino possa applicare selettivamente il proprio regime di export control a segmenti dual-use e high-tech delle catene del valore europee. Non si tratta inoltre di un precedente isolato, poiché già nell’aprile 2026 sette entità europee erano state inserite nella Restricted Namelist per attività connesse alle forniture militari a Taiwan.

A livello empirico, l’impatto economico immediato dipende dal grado di esposizione delle singole imprese agli input di origine cinese soggetti a controllo. Ad esempio, VIGO Photonics ha segnalato possibili effetti sul segmento dei materiali per semiconduttori, nel quale circa metà dei ricavi dipendeva da substrati InP precedentemente acquistati in Cina; nel 2025, il comparto ha rappresentato l’8,8% dei ricavi complessivi della società. Al contempo, l’esposizione risulta più contenuta per Rheinmetall, che ha ridimensionato l’impatto atteso delle restrizioni alla luce della diversificazione degli approvvigionamenti e dei livelli di stock disponibili, ritenuti sufficienti a limitarne le conseguenze sulla produzione e sulla continuità delle forniture.

La misura assume rilievo soprattutto alla luce della forte concentrazione di alcune filiere strategiche nella Repubblica Popolare Cinese. Già nell’aprile 2025, il ricorso cinese a misure di controllo delle esportazioni aveva determinato una marcata contrazione dei flussi e, in alcuni casi, temporanee interruzioni produttive nel settore automotive. Pur non implicando che tali filiere siano direttamente interessate in egual misura dal provvedimento del 24 luglio, questo precedente mostra come l’elevata concentrazione degli approvvigionamenti possa amplificare gli effetti di future restrizioni selettive. L’ampliamento del ricorso cinese agli export control nei confronti di soggetti europei accresce quindi il rischio regolatorio associato alla dipendenza da input strategici di origine cinese e rafforza la necessità di diversificare le supply chains nei segmenti maggiormente concentrati. Tale diversificazione appare tuttavia difficilmente raggiungibile nel breve-medio termine, mentre le discussioni ministeriali tra Pechino e l’UE, che dovrebbero concludersi a ottobre, rappresentano un passaggio rilevante per la gestione e la possibile riduzione dei rischi commerciali.