Prospettive e scenari delle prossime elezioni presidenziali in Transnistria
Europa

Prospettive e scenari delle prossime elezioni presidenziali in Transnistria

Di Samuele Enrique Arpaia
19.09.2026

Il 13 dicembre, si terranno in Transnistria, entità regionale separatista moldava, le elezioni presidenziali per designare chi sarà l’erede della storica guida Vadim Krasnosel’skij, attualmente in carica ma giunto oramai al secondo ed ultimo mandato. Al momento, il favorito sembrerebbe essere Vitalie Neaga, attuale Vice Primo Ministro e rappresentante dell’ala vicina al Presidente uscente. Queste elezioni avverranno in un quadro molto frammentato e polarizzato, nonchè in un’area geografica di grande interesse non solo per le parti in causa, bensì anche per Bruxelles e Mosca. Tiraspol è, infatti, considerata dalla comunità internazionale come parte integrante della Repubblica di Moldova, Paese candidato all’ingresso nell’UE. La Transnistria, però, de facto, risulta un’entità statuale a tutti gli effetti, con autorità politiche istituzionalizzate, un tessuto economico-produttivo e una società locale che si percepisce più russa che moldava. Sebbene nessun membro delle Nazioni Unite riconosca formalmente l’autonomia statuale di Tiraspol, il Cremlino ha offerto ed offre tuttora un sostegno determinante a livello politico, economico e militare per garantire l’attuale status quo.

La chiamata alle urne avviene in un momento molto delicato per la Transnistria, dal momento che la regione è alle prese con una delle fasi più critiche della sua storia recente, in quanto da ormai quasi due anni soffre una crisi economica strutturale che mette in discussione il modello stesso su cui si è retto per oltre tre decenni il progetto separatista. Nel dettaglio, dal 2025 l’economia locale si è contratta di circa il 20%, con una caduta della produzione industriale che si attesta al 27%. La causa di questa forte contrazione è da ricondursi al mancato approvvigionamento di gas russo, tradizionalmente venduto a condizioni privilegiate, alle rilevanti tolleranze doganali e ai circuiti commerciali opachi. Il risultato è un’inflazione vicina al 15%, seguita da salari e pensioni medie dimezzati rispetto a quelli nel resto del Paese. Anche sul fronte delle esportazioni si registra una diminuzione del 4%, soprattutto a causa della mancanza di un contratto per l’esportazione di elettricità e per il calo delle vendite di prodotti minerali e metallurgici, settori simbolo dell’eredità industriale sovietica, oggi in crisi per i costi energetici e la perdita di competitività. Ci sono però segnali di trasformazione, in quanto l’export di materiali tessili è cresciuto del 43% e quello di prodotti tessili del 38%, soprattutto per merito dell’Unione Europea. Nonostante l’orientamento filo-russo della regione, infatti, l’importanza del mercato comunitario e moldavo è determinante in quanto assorbono il 75% delle esportazioni e forniscono oltre il 40% delle importazioni.

Recentemente si sono registrate ulteriori fasi di dialogo tra Chișinău e Tiraspol, ma le posizioni delle due parti non sono mutate, determinando una situazione di stallo: la Transnistria si oppone a qualunque ipotesi di reintegro nella Repubblica, mentre quest’ultima non mostra al momento l’intenzione di rinunciare alla regione. A tal proposito, Chișinău sembrerebbe puntare al raggiungimento dell’obiettivo soprattutto per via economica e fiscale, attraverso la graduale integrazione dei detti settori transnistriani in quelli moldavi. Questa volontà deriva dalla particolare delicatezza del dossier non solo sul fronte interno, ma anche in campo estero, dal momento che la sua chiusura è condizione necessaria per proseguire il percorso di adesione all’Unione Europea. La situazione è resa più complessa dalla presenza, sempre in territorio moldavo, della Gagauzia, altra regione fortemente identitaria e con un certo grado di autonomia, che potrebbe percepire nella flessibilità sul fronte transnistriano un’opportunità per incrementare la propria autonomia, scenario che Chișinău e la stessa Unione Europea intendono evitare.

Le prospettive future post elettorali potrebbero essere molteplici e dipenderanno fortemente dalle priorità del Governo nazionale guidato dal Partito di Azione e Solidarietà (PAS), di cui è anche espressione la Presidente Maia Sandu. Concretamente, se l’attuale dinamica non dovesse subire rilevanti mutamenti, è lecito aspettarsi il mantenimento dello status quo, con le due sponde del Nistro che continueranno a coesistere senza rilevanti progressi, ponendo però a rischio il processo di adesione del Paese all’Unione Europea o perlomeno rallentandolo fortemente. Nella remota possibilità che quest’ultimo elemento dovesse diventare imprescindibile per l’agenda di PAS, non sono da escludere evoluzioni inaspettate.

Nel dettaglio, una prima ipotesi potrebbe vedere la Repubblica di Moldova accettare formalmente la separazione della Transnistria tramite emendamenti costituzionali, al fine di completare il processo di integrazione europea e accedere non solo ai benefici del mercato unico, ma anche alle garanzie di protezione militare previste dalle clausole dell’Unione.

Un secondo scenario vedrebbe una Chișinău non disposta a cedere né sul dossier transnistriano né sull’obiettivo dell’ingresso nell’UE, perseguendo quest’ultimo tramite l’unificazione con la Romania. In merito, si segnala che sebbene non sia un tema ufficiale per nessuno dei due Paesi, la questione è già stata discussa in entrambe le società e ventilata come opzione dall’establishment moldavo, in primis la Presidente Sandu. Bucharest si sarebbe in passato dichiarata disposta a procedere, qualora la richiesta provenisse direttamente da Chișinău. La popolazione moldava non è ostile al tema, ma secondo alcuni sondaggi non costituirebbe ancora una maggioranza forte.

Una terza via, la più improbabile tra le tre, prevederebbe un intervento militare moldavo su Tiraspol: tale opzione comporterebbe tuttavia il rischio di un confronto diretto con Mosca, data la presenza di forze russe sul territorio, e vista la non garanzia di appoggio dei Paesi europei e degli Stati Uniti.