L’annuale summit UE-Cina viene rimandato
Xiàng

L’annuale summit UE-Cina viene rimandato

Staff
22.12.2021

A pochi giorni dalla fine dell’anno sembra che il summit annuale UE-Cina sia stato rimandato a gennaio 2022. La notizia giunge dopo pochi mesi dalla conversazione telefonica tra Charles Michel e Xi Jinping durante la quale avevano rinnovato la loro intenzione di organizzare il suddetto summit. L’assenza di una comunicazione ufficiale potrebbe, inoltre, essere il segnale della delicatezza con cui a Bruxelles si stia cercando di capire come gestire il nuovo corso delle relazioni con Pechino.

La posticipazione del summit sembra infatti inserirsi in quel percorso che vede le due parti più attente a ridefinire la loro partnership all’interno di un contesto geopolitico sempre più delicato. L’Unione Europea è apparsa molto attenta ai passi da compiere nei confronti di Pechino, considerato secondo la ormai ben nota definizione di “partner cooperativo” e “rivale sistemico”.

Già lo stallo sull’Accordo Comprensivo sugli Investimenti (CAI) fortemente voluto da Francia e Germania e firmato proprio a fine dicembre dell’anno scorso, confermava la progressiva freddezza nei rapporti tra Cina e UE. Il congelamento del processo di discussione del CAI, infatti, era stato causato dal netto raffreddamento dei rapporti bilaterali innescato dall’imposizione reciproca di sanzioni, da parte europea contro soggetti coinvolti nella violazione dei diritti umani in Xinjiang e da parte cinese contro persone fisiche e giuridiche, come ritorsione per la scelta presa a Bruxelles. L’importanza del tema dei diritti umani nella definizione della relazione tra i due attori sembra essere sempre più centrale. Infatti, la notizia della posticipazione del summit è trapelata due settimane dopo la proroga di un anno, da parte della Commissione Europea, delle sanzioni contro individui ed enti responsabili di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in vari Paesi del mondo, tra cui proprio la Cina. Inoltre, il recente scoppio della crisi diplomatica tra Pechino e la Lituania, in seguito alla decisione di quest’ultima di incrementare il livello delle relazioni con Taiwan, sembra aver contribuito ad irrigidire il clima nel quale l’incontro avrebbe dovuto avvenire.

A fronte di ciò, la possibilità che il governo cinese potesse decidere di essere rappresentato al summit non dal Presidente Xi Jinming, ma dal Primo Ministro Li Keqiang, potrebbe aver convinto Bruxelles a propendere per il posticipo. Un eventuale squilibrio di rappresentanza, infatti, avrebbe potuto esporre l’UE e ridimensionarne il peso al tavolo negoziale.

In questo clima di forte attesa e incertezza, è probabile che l’UE abbia preferito usare particolare cautela nei confronti della Cina. Quest’ultima, d’altro canto, negli ultimi mesi si è dimostrata sempre più ferma sulle sue posizioni, non incline al dialogo sulle questioni di maggior sensibilità sollevate da Bruxelles e più focalizzata sugli affari interni. Molta enfasi è stata posta nell’ultimo anno al confronto con l’esterno e alla necessità di Pechino di mostrarsi determinata a non cedere a compromessi. Di pari passo, la posizione della Cina nei confronti dell’UE appare duale: da un lato si mostra altamente conflittuale e dall’altro cerca comunque di mantenere aperta una porta di dialogo per evitare un eccessivo isolamento, risultato di un crescente scontro politico con gli USA. Il rinvio di questo summit potrebbe dunque essere percepito da un lato come problematico nel mantenimento di rapporti cordiali con l’UE nonostante la forte pressione statunitense nell’area. Dall’altro, potrebbe essere indicatore della necessità di Pechino di accantonare momentaneamente le questioni internazionali per ricalibrare la sua stessa politica estera in vista non solo del 20° Congresso del PCC, nell’autunno del 2022, ma anche delle Olimpiadi di Pechino e dei futuri passi nel percorso di confronto con gli Stati Uniti.

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