Il tour di Erdoğan nel Golfo: risultati e prospettive
Medio Oriente e Nord Africa

Il tour di Erdoğan nel Golfo: risultati e prospettive

Di Claudia Ferrotti
21.07.2023

Si è conclusa mercoledì 19 luglio la visita del Presidente Recep Tayyip Erdoğan nei Paesi del Golfo , la prima dopo la sua rielezione a maggio. Nello specifico, il leader turco si è recato in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti per intraprendere nuove collaborazioni di carattere economico-commerciale , in linea con il più ampio obiettivo di riavvicinamento relazionale imbastito negli ultimi anni. Infatti, il tour è rilevante sia da un punto di vista simbolico sia da una prospettiva tattica per ambo le parti, in quanto potrebbero riuscire a mettere da parte le decennali controversie e iniziare una nuova fase di cooperazione di ampio respiro in più dimensioni.

In questo senso, il crescente interesse dei Paesi del Golfo nel diversificare la loro economia e investire in altri settori chiave si è rivelato complementare alle necessità della Turchia di aumentare le esportazioni e attirare investimenti esteri al fine di alleviare la pressione finanziaria. Infatti, l’economia turca è schiacciata da un pesante deficit di bilancio 8,37 miliardi di dollari e un’inflazione cronica che a giugno ha sfiorato il 40% e ha provocato il conseguente indebolimento della lira turca. A tal proposito, la nomina di Mehmet Şimşek come Ministro del Tesoro e delle Finanze indica un’inversione di rotta nella politica economica del Paese, a favore di riforme e strumenti che allevino la pressione fiscale, come l’innalzamento dei tassi di interesse.

Erdoğan sembrerebbe quindi aver trovato una formula di coesistenza con i Paesi del Golfo, soprattutto in qualità di partner economici in grado di alleviare la crisi finanziaria turca. Ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti hanno già stanziato 50 miliardi di dollari, di cui 8,5 miliardi sono destinati alla ricostruzione delle zone terremotate e 3 miliardi al finanziamento di linee di credito a sostegno delle esportazioni turche. Invece Riyadh, dopo aver depositato 5 miliardi di dollari alla Banca centrale turca a marzo, ha accordato l’acquisto di droni turchi Bayraktar Akıncı, da produrre congiuntamente con Ankara, al fine di accrescere le capacità produttive e di sviluppo tecnologico del Paese . Erdoğan ha siglato anche diversi memoranda d’intesa volti ad aumentare la cooperazione con i Paesi del Golfo in vari settori, nei quali la Turchia detiene un buon grado di expertise e contribuirebbe allo sviluppo di tecnologie e industrie locali. Gli accordi al momento hanno toccato il settore energetico e delle risorse naturali, securitario, economico, finanziario e dei trasporti.

Il riavvicinamento tra Turchia e Golfo ha anche un importante significato strategico e rispecchia il generale riposizionamento tattico di questi attori nello scenario globale. I Paesi del Golfo sono decisi ad assumere un ruolo sempre più centrale nei dossier mediorientali e globali e, in questo senso, la Turchia rappresenterebbe un ottimo partner con cui collaborare. Per giunta, la recente concessione all’ingresso della Svezia nella NATO ha permesso ad Ankara di raccogliere consensi ed aumentare la propria considerazione internazionale. La Turchia potrebbe giocare un ruolo rilevante anche nel quadro securitario del Golfo, proponendo una valida, sebbene non altrettanto solida, alternativa alla presenza statunitense nelle acque del Golfo Persico. La recente insoddisfazione dimostrata dagli EAU nei confronti della task force internazionale a guida statunitense Combined Maritime Forces potrebbe lasciare spazio di manovra alla Marina turca per emergere come un possibile nuovo punto di riferimento nella regione . D’altra parte, per Ankara questa nuova intesa potrebbe avere un riflesso anche sul piano securitario; infatti, con la Siria di nuovo nella Lega Araba, Erdoğan potrebbe voler affrontare la questione siriana sotto una nuova prospettiva, in vista di un ipotetico riavvicinamento con Damasco.

In conclusione, la visita del Presidente Erdoğan si è rivelata particolarmente positiva per amplificare i già esistenti legami tra Turchia e Paesi del Golfo e aprire le porte a nuove opportunità di cooperazione. In questo senso, Ankara potrebbe riscoprire vecchi partner con cui ripristinare legami strategici ed economici, importanti per rafforzare la propria economia; mentre Arabia Saudita, Qatar ed Emirati potrebbero cogliere il valore strategico e simbolico di questo graduale riavvicinamento come un’occasione per ristabilire la propria proiezione internazionale.

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