Egitto ed Etiopia riprendono i colloqui sulla Diga del Rinascimento
Medio Oriente e Nord Africa

Egitto ed Etiopia riprendono i colloqui sulla Diga del Rinascimento

Di Claudia Ferrotti
19.07.2023

Il 13 luglio, nel quadro dei colloqui del Summit dei Paesi confinanti con il Sudan, il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il Primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali hanno concordato di voler intraprendere un nuovo negoziato sulla Grande Diga etiope del Rinascimento (GERD), situata nella regione di Benishangul-Gumuz in Etiopia sul Nilo azzurro. Il progetto, che prevede la realizzazione del più grande impianto idroelettrico dell’Africa, garantirebbe la produzione di oltre 5.000 megawatt per una capacità di 74 m3 d’acqua complessivi, ponendo definitivamente fine alla crisi energetica etiope. Al contempo, però, la Diga desta la preoccupazione degli Stati rivieraschi a valle, Sudan ed Egitto, che temono l’alterazione del volume complessivo di acqua cui i due Paesi avrebbero accesso.

L’accordo tripartito coinvolge Egitto , Etiopia e Sudan che ha acconsentito a proseguire nonostante la guerra civile, ed è volto a regolare il funzionamento della Diga. Nello specifico, Egitto e Sudan chiedono la sigla di un documento che garantisca loro di accedere alle medesime quantità d’acqua annuali previste dall’Accordo per il completo sfruttamento delle acque del Nilo del 1959, firmato da Egitto e Sudan senza la partecipazione dell’Etiopia.

Negli anni, le trattative per la regolamentazione della Diga, già in costruzione dal 2011, non hanno avuto esiti positivi, sfociando più di una volta in delle crisi diplomatiche e coinvolgendo anche attori internazionali. In particolare, l’Egitto si è sempre opposto alla costruzione e alla messa in funzione della Diga, poiché temeva che quest’ultima potesse ridurre la quantità di acqua disponibile a valle. Infatti, Il Cairo dipende quasi interamente dalle acque del Nilo , che sfrutta sia per scopi commerciali sia domestici, e in questo senso la Diga potrebbe compromettere la sicurezza idrica di un Paese già scosso da forti tensioni e instabilità. Dal canto suo, invece, il Sudan ha mantenuto una posizione più ambigua , alternando una certa vicinanza alle politiche di Addis Abeba a un riallineamento con le preoccupazioni del Cairo.

La ripresa dei colloqui tra Egitto ed Etiopia in questo frangente, invece, lascia spazio a considerazioni positive sull’esito della vicenda. La piena operatività della Diga comporterebbe importanti vantaggi anche per gli Stati rivieraschi a valle, come la prevenzione e il controllo delle inondazioni del Nilo, la migliore resa delle coltivazioni, la regolazione del flusso del fiume prevenendo i consueti periodi di siccità e la possibilità di acquistare energia verde dall’Etiopia . Inoltre, l’esito positivo delle negoziazioni aprirebbe le porte a future opportunità di cooperazione tra i Paesi rivieraschi, ad esempio in tema di agricoltura, dove l’Egitto detiene maggiore know-how ed expertise nelle tecniche di irrigazione e coltura e il Sudan vanta numerosi terreni coltivabili che potrebbero giovare alla crisi alimentare etiope. L’intesa, infine, potrebbe avere anche degli effetti sul trend generale del conflitto in Sudan, in cui Egitto ed Etiopia appoggiano rispettivamente le forze governative, guidate dal Generale Abdel Fattah al-Burhan, e i ribelli delle Forze di Supporto Rapido (RSF) con a capo Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti.

In conclusione, la trattativa rappresenta un importante passo in avanti nel quadro dei decennali tentativi di accordo tra Egitto, Sudan ed Etiopia. Sebbene gli Stati rivieraschi a valle, e soprattutto l’Egitto, continuino ad essere altamente dipendenti dalle risorse del Nilo, le prospettive di cooperazione tra gli Stati potrebbero essere incoraggiate dal nuovo negoziato. Le parti si sono impegnate a concludere la trattativa entro i prossimi quattro mesi, acconsentendo così alla fine della controversia sulla “mega-diga” etiope e aprendo la strada a eventuali future opportunità di collaborazione.

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