Risorse critiche e sicurezza regionale: l'escalation del conflitto in Myanmar
Tra il 15 e il 19 giugno, il neoeletto Presidente del Myanmar Min Aung Hlaing si è recato in Cina al fine di intrattenere colloqui diplomatici con il Presidente cinese Xi Jinping, un alleato chiave nel panorama politico del Paese. Tale visita si inserisce in una stagione estremamente attiva per la politica estera di Naypyidaw, protagonista di incontri bilaterali anche con il Presidente indiano Narendra Modi, che hanno avuto luogo dal 30 maggio al 3 giugno. Al centro del dialogo con Cina e India vi è la volontà di rafforzare ulteriormente la cooperazione bilaterale in diversi ambiti strategici, tra cui i legami commerciali ed economici, la difesa e la sicurezza nonché la gestione delle frontiere. Tali dinamiche sembrerebbero segnalare un potenziale cambio di rotta per New Delhi e Beijing, orientato a ridimensionare i legami con le milizie armate regionali. L’obiettivo primario delle due potenze regionali appare quello di favorire la stabilizzazione di un Paese strategico per i propri interessi nazionali, attraverso il consolidamento dei rapporti con il nuovo Governo di Naypyidaw. Incontri di questo tipo configurano pertanto la volontà del nuovo Governo del Myanmar di uscire dalla condizione di quasi totale isolamento internazionale causata dal golpe del 2021, attirando a sé le due grandi potenze regionali. Non sembra essere un caso, infatti, che un tale riavvicinamento si verifichi a seguito di una nuova offensiva che mira a modificare i rapporti di forza interni al Paese.
Lo scorso 25 maggio, la Giunta militare al Governo ha infatti messo in atto un massiccio attacco in aree particolarmente strategiche per la presenza di giacimenti di materie prime critiche, nonché per la posizione vantaggiosa nelle catene di approvvigionamento e di vicinanza ai Paesi dell’area. Si tratta delle regioni del Chin, al confine con l’India, del Karen, in prossimità della Thailandia, e del Kachin, sulla frontiera cinese. Quest’ultima, in particolare, risulta l’area di maggior interesse poiché, secondo i dati della General Administration of Customs of China (GACC), ospiterebbe circa 370 siti minerari di terre rare pesanti, con almeno 2.700 pozzi per la raccolta di solventi nelle città di Chipwi e Momauk. Nello specifico, è da qui che proviene approssimativamente il 60% degli approvvigionamenti cinesi di terre rare, stimati in circa 4,2 miliardi di dollari nel periodo dal 2017 al 2024, di cui 3,6 miliardi nel solo periodo post golpe. Ciononostante, tali aree sfuggono all’autorità governativa, in quanto prevalentemente controllate da diversi gruppi etnici che da tempo si oppongono al Governo centrale, e che conferiscono al Paese un’immagine frammentata e instabile.
In aggiunta, tali regioni sono oggetto di interesse da parte di attori esteri quali l’India, nell’ambito dei progetti Neighborhood First, Act East, Indo-Pacific and MAHASAGAR, e la Cina, i cui rapporti con Naypyidaw hanno seguito una continua evoluzione determinando alleanze strategiche nonché influenze politiche ed economiche, sia sulla Giunta che sulle milizie presenti sul territorio. Gli interessi strategici di Beijing, tuttavia, non si limitano alla sola regione del Kachin, ma vanno interpretati nella più ampia cornice del China–Myanmar Economic Corridor (CMEC), un progetto volto ad unire il porto birmano di Kyaukpyu alla città di Muse, posta in prossimità del confine cinese, attraversando di fatto tutto il Paese e le diverse fazioni che ne detengono il controllo. Si tratta di un piano dal valore stimato di 15 miliardi di dollari, in fase di sviluppo dal 2018, e che offrirebbe a Bejing una nuova porta d’accesso all’Oceano Indiano, permettendo il superamento del dilemma di Malacca, e che riveste un’importanza vitale per i rifornimenti energetici della regione cinese dello Yunnan, grazie a gasdotti e oleodotti che dal porto di Kyaukpyu raggiungono la città di Kunming. A seguito di una battuta d’arresto dettata dalle instabilità interne degli ultimi anni, tale progetto sembra oggi tornare in auge, con Beijing e Naypyidaw che si sono recentemente impegnati per una maggiore implementazione dello CMEC, con focus su progetti quali il porto di Kyaukpyu e la rete ferroviaria Muse-Mandalay.
Al fine di tutelare tali interessi, nel tempo la Cina ha mantenuto rapporti sia con la Giunta militare sia con la resistenza. Tuttavia, un sostanziale cambio di paradigma si è verificato a seguito dell’Operazione 1027 del 2023, attraverso la quale le milizie armate hanno esteso il loro controllo su ulteriori aree, minacciando le attività estrattive cinesi nelle miniere del Kachin. Da allora le autorità cinesi hanno tagliato le forniture di carburante e munizioni e hanno esercitato pressioni su alcune organizzazioni armate etniche affinché siglassero un cessate il fuoco con la giunta. Parallelamente, si è assistito ad un’intensificazione dell’impegno diplomatico di Beijing, fornendo supporto logistico al Governo, al fine di evitare ulteriori perdite territoriali e conferire un certo grado di prevedibilità al conflitto. Si sottolinea, inoltre, che le attività estrattive cinesi risultano altamente dannose per l’ambiente e causa di tensioni tra i gruppi etnici dell’area, generando malcontento tra le fila della Kachin Independence Army, a capo dell’omonima regione, la quale sembra aver preso contatti anche con l’India, nel corso del 2025, forse proprio in virtù del riposizionamento cinese a favore della Giunta. Non risulta scontato, pertanto, il fatto che tale gruppo non figuri tra quelli invitati ai dialoghi di pace con scadenza di 100 giorni, inaugurati lo scorso aprile dal nuovo capo militare Ye Win Oo, e che, ad oggi, sia il principale obiettivo degli attacchi del Governo, volto a riconquistare il controllo della zona strategica. Alla luce di ciò, il raggiungimento di una stabilità duratura in Myanmar risulta un obiettivo ancora lontano, ma che vede nella Cina e nell’India degli attori determinanti. È probabile che assisteremo ad una sempre maggiore presenza nell’area, in particolar modo cinese, la cui cooperazione con Naypyidaw mira ad estendersi a tutti i livelli, come emerso dai recenti incontri.