Iraq: vecchi e nuovi fronti di instabilità
Medio Oriente e Nord Africa

Iraq: vecchi e nuovi fronti di instabilità

Di Federica Sandy Curcio
07.03.2023

La scorsa settimana la Banca Centrale Irachena ha comunicato che il Paese, per la prima volta nella sua storia recente, condurrà gli scambi commerciali con la Cina utilizzando lo yuan in sostituzione del dollaro statunitense, presumibilmente per iniettare liquidità alle banche irachene che possiedono la valuta cinese.

La decisione dell’istituto finanziario avviene mentre l’Iraq si trova a sperimentare una carenza di dollari, in parte dovuta alle restrizioni imposte dalla Federal Reserve Bank statunitense volte a fermare il traffico illegale di valuta dall’Iraq all’Iran (sanzionato), nonché la più pesante svalutazione della moneta locale dal 2004.

La caduta di valore del dinaro è tra le principali urgenze sul tavolo del governo del Primo Ministro Mohammed Shia’ al-Sudani. Il nuovo esecutivo ha quindi approvato un pacchetto di misure volte a limitare le conseguenze del deprezzamento della moneta locale, soprattutto sulla popolazione, prevedendo la vendita da parte delle agenzie governative di beni e servizi al precedente tasso di cambio, oltre alla possibilità di svolgere alcune attività commerciali e di scambiare – a tassi agevolati – la valuta nazionale in dollari presso la Banca Centrale Irachena.

Tuttavia, le misure intraprese dal governo di Baghdad avvengono in un contesto economico che resta complicato. Sebbene la ripresa del Paese sia sostenuta dall’aumento dei prezzi del petrolio, resta vulnerabile agli shock della volatilità tipici del mercato degli idrocarburi. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il prodotto interno lordo reale dell’Iraq è aumentato dell’8% nel 2022, trainato da una crescita del 12% della produzione di petrolio pari a 4,4 milioni di barili al giorno. Questa ripresa, però, presenta gravi rischi posti da strozzature strutturali. Gli elementi di instabilità riguardano i vincoli di gestione degli investimenti pubblici che influiscono sull’erogazione dei servizi, il lento pagamento degli arretrati (soprattutto quelli relativi alle retribuzioni pubbliche) e l’ampia esposizione degli istituti statali e della Banca Centrale in relazione al debito sovrano. Fragilità aggravate da condizioni politiche precarie, un sistema sanitario debole e soprattutto dalla corruzione dilagante.

Dopo aver assunto l’incarico, al-Sudani, come i suoi predecessori, aveva promesso di combattere vigorosamente la corruzione. L’occasione si è presentata in occasione di ciò che in Iraq è stato definito il “furto del secolo”, quando alcune società di comodo hanno indebitamente sottratto l’equivalente di 2,5 miliardi di dollari dai conti del governo. Il Primo Ministro ha risposto allo scandalo istituendo la Commissione Suprema per la Lotta alla Corruzione, il cui lavoro però non è stato così incisivo sia dal punto di vista delle indagini che da quello del recupero dell’importo rubato. La corruzione delle élite è pervasiva in Iraq e contribuisce ad alimentare la sfiducia della popolazione verso le istituzioni impedendo allo Stato di fornire servizi pubblici adeguati, anche i più basilari: laddove i cittadini hanno difficoltà a procurarsi i beni di prima necessità a causa dell’inflazione potrebbero scoppiare dei nuovi disordini sociali.

Il banco di prova per l’amministrazione al-Sudani sarà, tuttavia, l’approvazione della legge di bilancio per il 2023 (l’ultima era stata approvata due anni fa), principalmente a causa dell’alta previsione di spesa. Sebbene l’impasse sulla quota da destinare al Governo Regionale del Kurdistan (KRG) sia stato superato con un recente accordo tra le due parti che ha fissato la somma al 12,6%, i rapporti tra il governo di Baghdad e quello di Erbil restano tortuosi, soprattutto alla luce delle nervosismi tra i due principali partiti al governo del Kurdistan iracheno, il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) e l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK). Le tensioni sono nate in seguito alla contesa sul controllo di alcune aree geografiche nel nord dell’Iraq. Ad alimentare l’insicurezza nel Kurdistan, inoltre, incide l’interventismo turco ed iraniano nell’area che continua a manifestarsi attraverso pesanti offensive aeree contro basi curde nell’Iraq settentrionale. Tale picco di instabilità mette a rischio non solo i rapporti del Paese con Ankara e Teheran, ma anche quelli tra KRG ed il governo federale che ha deciso di rafforzare la presenza delle forze nazionali di sicurezza nelle aree di confine del Kurdistan iracheno.

Nell’incertezza dell’attuale scenario, l’Iraq continua ad affrontare sfide vecchie e nuove. Sebbene il governo di al-Sudani abbia promesso di riformare l’economia, combattere la corruzione, migliorare i servizi pubblici, lottare contro la povertà e la disoccupazione, è probabile che il Paese, già segnato da decenni di crisi multidimensionali ed instabilità, resti bloccato in un circolo vizioso di fragilità e turbamenti.