Il Critical Raw Materials Act: l’Unione europea sfida la dipendenza e accelera il cambiamento?
Geoeconomia

Il Critical Raw Materials Act: l’Unione europea sfida la dipendenza e accelera il cambiamento?

Di Ada Pia Visciotti
12.04.2023

Come anticipato dalla stessa Presidente della Commissione Ursula von der Leyen in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione, la Commissione europea ha pubblicato il 16 marzo 2023 la proposta di regolamento per il Critical Raw Materials Act. Tale proposta è coerente con gli obiettivi dell’EU’s Net Zero Industry Act, che mira a incrementare la produzione di tecnologie chiave a zero emissioni di carbonio e garantire catene di approvvigionamento sicure, sostenibili e competitive per l’energia pulita. Questo approccio fa parte del più ampio European Green Deal, il cui scopo è rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Il Critical Raw Materials Act si inserisce in un quadro d’azione volto a garantire un accesso funzionale alle materie prime critiche, indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica. Queste risorse sono cruciali per una serie di settori strategici, tra cui l’industria digitale, nell’ambito della cosiddetta “twin transition” (transizione verde e transizione digitale). Inoltre, le materie prime critiche rivestono un ruolo fondamentale anche in diversi settori di produzione economica, come l’industria aerospaziale. Pertanto, l’Atto mira a creare una base solida e sostenibile per assicurare l’approvvigionamento di queste risorse chiave, garantendo al contempo la protezione dell’ambiente e il progresso tecnologico. Il documento risponde, inoltre, agli obiettivi delineati nella Dichiarazione di Versailles adottata dal Consiglio europeo ormai un anno addietro, che ribadiva la necessità di affrancarsi da dipendenze estere e raggiungere un livello di indipendenza strategica anche in ambito energetico.

Da un punto di vista più strettamente politico, il Critical Raw Materials Act affronta due principali questioni. La prima riguarda la produzione cinese, quasi monopolista nella lavorazione di materiali critici. Il ruolo centrale giocato dalla Cina è emerso ad esempio nel 2021, quando la Cina ha ridotto le esportazioni di magnesio, elemento essenziale per la produzione di alluminio. La decisione è stata presa a causa dell’aumento dei costi energetici, che ha portato la Cina stessa a interrompere parte della produzione. Questa riduzione ha causato interruzioni nelle catene di lavorazione europee, che dipendevano per circa l’87% dalle importazioni cinesi di magnesio. Alla luce di ciò, l’obiettivo è ridurre la dipendenza dalla Cina, rendendo l’Unione europea un hub non solo di estrazione, ma anche e soprattutto di lavorazione delle materie prime critiche. La seconda questione riguarda il fronte transatlantico, dove l’Inflation Reduction Act segna un passo avanti per gli Stati Uniti in materia di politica industriale, con possibili ripercussioni sul mercato europeo. Ad esempio, seguendo i punti delineati nell’IRA, solamente le auto elettriche di produzione americana, o di Paesi alleati, riceveranno crediti d’imposta, il che ha portato ad una serie di annunci di investimenti nazionali negli Stati Uniti. Ciò comporta il rischio che le aziende preferiscano il mercato statunitense rispetto a quello europeo. In definitiva, il Critical Raw Materials Act cerca di essere parte della risposta alla sfida dell’approvvigionamento delle materie prime.

L’Atto nasce alla luce di questi presupposti e sul conseguente obiettivo di creare un equilibrio tra sfide ambientali ed esigenze industriali. Di fatti, l’Unione europea mira a raggiungere almeno il 10% del fabbisogno annuo in estrazione interna, il 40% a livello di lavorazione e il 15% per il riciclo delle materie prime critiche. Il Regolamento indica anche la rotta verso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento stabilendo che non più del 65% del consumo annuo dell’Unione per ciascuna materia prima strategica, in qualsiasi fase di lavorazione, provenga da un singolo Paese terzo.

Oltre le percentuali fornite come direttrice generale, vengono presentati alcuni pilastri fondamentali: la creazione di catene di approvvigionamento interne, il monitoraggio delle stesse, la salvaguardia ambientale e, da ultimo, la diversificazione delle materie prime.

In primis, la creazione di catene di approvvigionamento resilienti e localizzate per le materie prime critiche, in particolare nei territori dell’Unione, rappresenta un elemento cruciale nella strategia di sviluppo sostenibile e di sicurezza a lungo termine. A fronte di un contesto geopolitico in rapida evoluzione e di sfide globali sempre più pressanti, l’autosufficienza e la resilienza delle catene di approvvigionamento rivestono un’importanza crescente per l’Unione. D’altronde, garantire catene di approvvigionamento localizzate contribuisce alla sicurezza economica, poiché riduce la dipendenza da fornitori esterni, in particolare da Paesi che potrebbero avere interessi politici o economici divergenti. Questa indipendenza strategica consente all’Unione di mantenere il controllo delle proprie risorse e di ridurre i rischi legati a interruzioni o manipolazioni dell’approvvigionamento esterno. In secondo luogo, si favorisce la sostenibilità ambientale. La localizzazione della produzione e del trasporto delle materie prime, infatti, riduce l’impatto ambientale dovuto alle emissioni di gas serra e all’inquinamento generato dai trasporti su lunghe distanze. Inoltre, incoraggia l’adozione di pratiche produttive più sostenibili e responsabili, in linea con gli obiettivi dell’Unione in materia di tutela dell’ambiente e di lotta ai cambiamenti climatici. Per realizzare questi obiettivi, si prevede di attenuare gli oneri amministrativi e semplificare le procedure di autorizzazione per i progetti in questione. In tale contesto, risulta imprescindibile prendere in considerazione il ruolo dei cosiddetti Progetti Strategici. Questi ultimi rappresentano un contributo fondamentale alla creazione di capacità relative alle materie prime strategiche in tutte le fasi della catena del valore, sia all’interno che all’esterno dell’Unione Europea. La selezione dei Progetti sarà effettuata tenendo conto del loro impatto sulla sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime strategiche, della fattibilità tecnica, della sostenibilità e degli standard sociali. È importante sottolineare che i progetti realizzati all’interno dell’UE devono offrire una prospettiva europea, mentre quelli sviluppati in Paesi terzi devono generare un valore aggiunto locale. In particolare, i Progetti Strategici beneficeranno di una semplificazione dei permessi per accelerare le procedure amministrative. Gli Stati membri dovranno rispettare scadenze chiare, coordinare sotto una singola procedura le valutazioni ambientali pertinenti e, ove opportuno, applicare procedure d’urgenza in caso di avvio di una procedura giudiziaria. Per quanto riguarda le tempistiche, attualmente l’ottenimento delle autorizzazioni richiede circa dieci anni. Con le nuove misure proposte, i tempi si ridurrebbero a 24 mesi per i permessi di estrazione e a 12 mesi per quelli di lavorazione e riciclaggio. Un gruppo dedicato istituito sotto il Consiglio avrà il compito di coordinare il sostegno per ciascun Progetto Strategico, al fine di consigliare i promotori sui migliori modi per accedere ai finanziamenti e raccogliere investimenti. Inoltre, l’Atto faciliterà gli accordi di off-take, mettendo in contatto i promotori dei progetti e gli utenti a valle. Data l’alta volatilità dei prezzi di molte materie prime critiche, prezzi prevedibili per i prossimi anni dovrebbero facilitare il finanziamento del progetto, fornendo al contempo ai produttori a valle un approvvigionamento stabile e sicuro di input chiave. Per i Progetti Strategici al di fuori dell’UE, continueranno ad applicarsi elevati requisiti ambientali e sociali e il valore aggiunto locale dovrebbe essere portato al Paese terzo.

Al fine di garantire la resilienza delle catene di approvvigionamento, il regolamento prevede il monitoraggio delle stesse e il coordinamento delle scorte strategiche tra gli Stati membri. Ad esempio, specifiche grandi aziende dovranno effettuare un audit delle loro catene di approvvigionamento di materie prime strategiche, compreso uno stress test a livello aziendale. I processi elencati non devono, però, seguire una logica puramente economica e di autonomia strategica, per questa ragione la salvaguardia dell’ambiente rimane una condizione essenziale per l’attuazione di progetti concernenti materie prime critiche. Per questa ragione, il tema della circolarità, connesso a quello del riciclo, è ricorrente nell’Atto e si prevede l’attuazione di una serie di misure nazionali per favorire la raccolta di rifiuti ricchi di materie prime critiche e garantirne il riciclaggio, come anche voluto dalle percentuali elencate inizialmente. Infine, e anche alla luce della guerra in Ucraina, l’Unione intende rafforzare il proprio impegno internazionale per diversificare le importazioni di materie prime critiche stabilendo un Critical Raw Materials Club e sviluppando partenariati strategici con partner affidabili e di lungo periodo. L’attenzione è rivolta in particolare a partnership reciprocamente vantaggiose con i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo, soprattutto nell’ambito della strategia Global Gateway. Quest’ultimo è un piano di sviluppo infrastrutturale internazionale lanciato dalla Commissione europea nel dicembre del 2021 ed è parte di un più ampio disegno per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione nelle sue relazioni economiche e politiche con il resto del mondo, comprendendo il settore industriale, della difesa, dello spazio, dell’approvvigionamento di materie prime e, infine, delle infrastrutture.

Tenendo conto delle valutazioni fatte finora, è bene riportare le criticità sollevate da numerosi attori nella scena industriale e non riguardanti la natura dell’Atto, sempre tenendo in considerazione che la politica industriale non è una competenza esclusiva dell’Unione. Dato ciò, gli obiettivi del Critical Raw Materials Act non hanno carattere regolamentare e il rispetto dei target è del tutto volontario per gli Stati, il che genera dubbi sulla loro fattibilità. I Commissari europei Valdis Dombrovskis e Thierry Breton, responsabili del dossier, hanno riconosciuto la natura volontaria degli obiettivi, ma ritengono al contempo che ciò possa incentivare gli attori economici e le istituzioni finanziare a puntare a tali traguardi. Tuttavia, va considerato che l’UE non ha la possibilità di sovvertire le legislazioni nazionali e che l’Atto non sarà dunque vincolante da un punto di vista legale. Oltre alle critiche e i dubbi derivanti dalla spartizione delle competenze a livello d’Unione, andando più nello specifico, uno dei pilastri del Critical Raw Materials Act riguarda la drastica riduzione dei tempi di approvazione per i progetti strategici, che attualmente impiegano circa dieci anni per le miniere. La Commissione prevede un massimo di due anni per la conclusione di tali progetti, ma numerose ONG mettono in guardia sull’improbabilità e sull’inopportunità di raggiungere tali tempistiche. Ad esempio, il WWF ha sottolineato come la Commissione stia trascurando alcuni aspetti fondamentali del problema: la transizione verde non potrà avvenire senza un solido quadro di governance che sviluppi un approccio integrato tra decarbonizzazione e innovazione, né senza misure volte a ridurre la domanda di materie prime attraverso l’adozione di pratiche sostenibili e circolari. Infatti, sebbene sia auspicabile un processo di autorizzazione rapido ed efficiente, ciò dovrebbe comunque essere realizzato attraverso una corretta pianificazione e valutazioni d’impatto ambientale adeguate. Le proposte della Commissione, tuttavia, rischiano di indebolire le disposizioni chiave sulla protezione ambientale , dando per scontato, ad esempio, che i progetti prioritari a impatto zero e le attività minerarie siano nell’ “interesse pubblico prevalente”.

In conclusione, a preoccupare è la dipendenza dell’Unione europea dalla Cina e la sua posizione quasi monopolistica sul mercato globale delle materie prime. Nel Critical Raw Materials Act, la Commissione ha stabilito una soglia massima del 65% per le importazioni di ciascun metallo strategico proveniente da un singolo paese. Tuttavia, il raggiungimento di tale obiettivo appare arduo, come evidenziato dal caso della grafite, componente cruciale per le batterie dei veicoli elettrici. Attualmente, circa il 60-80% della domanda globale di grafite è soddisfatta dall’estrazione in Cina, che domina l’intera catena del valore. Di conseguenza, l’obiettivo fissato dall’Atto di raggiungere il 40% del fabbisogno annuo in raffinazione localizzata all’interno dell’Unione si presenta come una sfida complessa e poco realistica. Per poterlo conseguire, sarebbe necessario limitare le importazioni di prodotti altamente sovvenzionati e provenienti da altre parti del mondo, garantendo contemporaneamente prezzi competitivi e una produzione comunque conforme agli elevati standard europei consolidati.