Assad in Cina: alla ricerca di fondi e riabilitazione internazionale
Medio Oriente e Nord Africa

Assad in Cina: alla ricerca di fondi e riabilitazione internazionale

Di Sara Isabella Leykin
21.09.2023

Giovedì 21 settembre 2023, il Presidente siriano Bashar al-Assad è arrivato in Cina, per la prima visita nel Paese dal 2004. La delegazione che accompagna il Presidente è composta dalla moglie, Asma al-Assad, il Ministro degli Esteri Faysal Mikdad e il Ministro dell’Economia e del Commercio Estero Mohammad Samer al-Khalil. Assad è atterrato a Hangzhou, nell’est del Paese per partecipare all’apertura dei Giochi Asiatici che inizieranno sabato 23 settembre. Lì, il Presidente siriano incontrerà Xi Jinping venerdì 22 settembre, per poi spostarsi a Pechino, dove si terranno altri incontri ufficiali. L’appuntamento segna un importante momento sia per i siriani sia per i cinesi.

Per Assad, questo viaggio è sinonimo di una nuova riabilitazione nella comunità internazionale . Dopo più di dieci anni dallo scoppio della guerra civile, il leader siriano sta infatti tentando di uscire dall’isolamento diplomatico , presentandosi come l’unica soluzione per un Paese stabile. La riammissione lo scorso maggio della Siria nella Lega Araba, da dove era stata espulsa nel 2011, è la prova concreta della rinnovata accettazione di Assad nella regione, frutto anche delle nuove dinamiche mediorientali – sebbene però i risultati tardino ad arrivare in maniera esplicita. Assad, infatti, trova nell’Iran il suo alleato principale nella regione, Paese che nel marzo scorso ha ristabilito i legami con l’Arabia Saudita, l’altro grande giocatore nella scacchiera mediorientale.

Ad essere il mediatore di questa svolta è stata proprio la Cina , che, grazie alle sue strette relazioni con la Repubblica Islamica , da cui importa petrolio nonostante le sanzioni, e con i Sauditi, è riuscita a “riappacificare” le due parti. Oltre che con questi Paesi, la Siria ha una stretta relazione anche con la Cina, la quale almeno otto volte ha usato il suo potere di veto al Consiglio di Sicurezza ONU in favore di Assad. Nel gennaio 2023, la Siria ha anche aderito alla Belt and Road Initiative, con la quale Pechino definisce una propria strategia globale attraverso progetti infrastrutturali.

Nonostante non siano state date motivazioni dietro il viaggio in Cina, la presenza del Ministro dell’Economia sembrerebbe suggerire che vi sia anche un carattere di tipo economico. Seppure sul piano politico-diplomatico la strada per Assad sembra essere migliore rispetto a qualche anno fa, la Siria si trova in una situazione socio-economica devastante, dovuta in parte alle sanzioni occidentali ma soprattutto alla distruzione causata dai dodici anni di conflitto. In tal senso, la Cina potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella ricostruzione del Paese , benché Pechino e Damasco non abbiano uno scambio commerciale rilevante. Secondo l’Osservatorio della Complessità Economica, la Cina ha esportato 482 milioni di dollari in Siria nel 2021, di cui la maggiore esportazione è stata il riso. Viceversa, la Siria ha esportato in Cina solo 1,21 milioni di dollari, di cui circa il 30% era sapone.

Al netto del fattore economico squilibrato è evidente che per la Repubblica Popolare è decisamente importante a livello politico e strategico avere una Siria stabile. Infatti, anche attraverso l’adesione siriana alla BRI punta ad elevare ulteriormente il livello di influenza cinese in Medio Oriente e Nord Africa.

Pertanto, se Assad sta puntando a ricostruirsi un ruolo e un’immagine internazionale e regionale, la Cina mira anche attraverso questo passaggio siriano a rafforzare la presenza in una regione che è cruciale sia per il suo commercio verso ovest , che per il petrolio, fondamentali per la sua macchina industriale. Per entrambi i Paesi, quindi, avere un ottimo rapporto è strumentale ai rispettivi obiettivi.

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