Ucraina Anno IV
La guerra tra Russia e Ucraina è entrata nel suo quarto anno o sarebbe più corretto affermare nel suo dodicesimo. Infatti, se è vero che l’invasione su larga scala russa è iniziata il 24 febbraio del 2022, è altrettanto vero che le attività di interferenza politica e di bassa e media intensità militare da parte del Cremlino ai danni di Kiev sono incominciati sistematicamente nell’aprile del 2014. La distinzione delle date e le diverse tipologie di conteggio degli anni di conflitto non sono soltanto un esercizio stilistico o una querelle accademica. Al contrario, sotto il profilo analitico, avere la consapevolezza di trovarsi davanti a un conflitto ultradecennale entrato nel 2022 in una fase di maggiore intensità, offre una prospettiva diversa anche per lo sviluppo delle previsioni future.
Infatti, la guerra russo-ucraina potrebbe essere categorizzata in due momenti ben precisi: il primo, dal 2014 al 2022, è stato quello dell’interdizione mentre il secondo, che va dal 2022 ai giorni nostri, della radicalizzazione. All’indomani della Rivoluzione della Dignità e della destituzione del Presidente filorusso Yanucovich, il Cremlino aveva optato per una strategia contenitiva consistente nell’immediata annessione della Crimea e nel supporto militare non ufficiale alle milizie ucraine del Donbas allo scopo di interdire, appunto, lo scivolamento di Kiev nell’orbita euro-atlantica e la transizione a un sistema politico interno ed estero in rottura con il passato coloniale russo e sovietico. Mosca era sostanzialmente riuscita nell’intento, congelando il conflitto nella vacuità degli Accordi di Minsk e sperando che Europa e Stati Uniti perdessero interesse nel dossier e che, di conseguenza, l’Ucraina abbandonasse ogni speranza verso un futuro all’insegna delle riforme, della liberalizzazione e dell’indipendenza dalla sfera d’influenza del potente vicino. Tuttavia, a Kiev l’aspirazione europeista e atlantista non si è sopita e, complice la convergenza di fattori internazionali come gli impatti della pandemia di Covid-19, il frettoloso ritiro occidentale dall’Afghanistan e la necessità russa di esternalizzare una crisi interna in via di deflagrazione, il progetto ucraino di emancipazione dal giogo russo si è riproposto con vigore tra il 2021 e l’inizio del 2022. Questa volta a Mosca non è bastata la minaccia dell’uso della forza e il prosieguo di azioni di disturbo nelle due Repubbliche separatiste fantoccio di Lugansk e Donetsk. L’invasione si è resa necessaria per provare a dare una spallata all’ordine globale incentrato sull’Occidente e riprendere il controllo di quella che era considerata una provincia ribelle dell’impero.
Oggi ci si trova nel quarto anno di questa seconda fase della guerra, caratterizzata da livelli di intensità decisamente più alti e prolungati nel tempo e senza margini di negoziato accettabili. Il rischio di un’escalation continentale convenzionale in Europa continua a crescere mese dopo mese, mentre né il Cremlino né Kiev, nonostante le diverse e crescenti problematiche di sostenibilità economico-militare, non appaiono disposte a ritirarsi o a trovare un compromesso.
Più il conflitto va avanti, più si riducono gli spazi di manovra e le opzioni a disposizione dei belligeranti e delle rispettive fazioni che li supportano. L’impressione generale è che, a breve, il conflitto si troverà davanti a un bivio evolutivo. La prima diramazione potrebbe condurre a un ipotetico congelamento o diminuzione dell’intensità delle ostilità per consentire a tutte le parti di riprendere ossigeno e riproporre lo scontro nei prossimi mesi o anni, previa adeguata preparazione. La seconda diramazione, invece, conduce direttamente a un’escalation continentale, con il coinvolgimento diretto dei Paesi europei e con esiti imprevedibili sotto tutti i punti di vista. In entrambi i casi, l’analisi dei fattori strategici porta a pensare che la seconda fase del conflitto russo-ucraino sia prossima al tramonto. Questo vuol dire che le strategie e le metodologie di azione adottate sinora si avviano all’obsolescenza e che di nuove ne subentreranno. L’unica certezza è che la pace, in Europa, è ancora molto lontana.