L’escalation militare al confine tra Kirghizistan e Tagikistan
Asia e Pacifico

L’escalation militare al confine tra Kirghizistan e Tagikistan

Di Tiziano Marino
26.09.2022

Tra il 14 e il 16 settembre, pesanti scontri tra le forze armate di Tagikistan e Kirghizistan si sono registrati lungo un ampio tratto del confine conteso che divide i due Paesi. Rispetto ai numerosi incidenti verificatisi tra le due Repubbliche negli ultimi venti anni, i recenti combattimenti appaiono particolarmente rilevanti per portata, tempistica e possibile impatto sulla sicurezza regionale.

L’intensità degli scontri, che hanno coinvolto località situate lungo un fronte di circa 100 chilometri che divide le regioni kirghize di Batken e Osh, da quella tagika di Sughd, sembrerebbe confermare la tendenza verso l’inasprimento del conflitto. In particolare, i combattimenti hanno prodotto almeno 100 vittime e circa 150.000 sfollati, numeri superiori rispetto a quelli della primavera del 2021, quando ci fu un confronto descritto come il più violento nella storia recente dell’area.

Il conflitto tra le due Repubbliche centroasiatiche, entrambe parte della Shanghai Cooperation Organization e della Collective Security Treaty Organization, rischia di avere effetti che vanno al di là delle relazioni bilaterali e di chiamare direttamente in causa gli interessi dei Paesi circostanti.

Un deterioramento delle relazioni tra Tagikistan e Kirghizistan, infatti, potrebbe impattare negativamente sul quadro di sicurezza regionale e complicare i progetti di cooperazione in corso. In particolare, l’instabilità potrebbe frenare il completamento delle vie di comunicazione ferroviarie necessarie a collegare Dushanbe e Biskek con il mercato cinese e con quelli regionali e, di conseguenza, allontanare la prospettiva dell’inserimento dei due Paesi all’interno dell’International North-South Transport Corridor, progetto che mira ad aprire rotte commerciali tra l’India e il Medioriente. Ulteriori problemi potrebbero riguardare la realizzazione della “linea D” del gasdotto Asia Centrale-Cina, voluto da Pechino per rifornirsi di gas turkmeno, che dovrebbe attraversare proprio Tagikistan e Kirghizistan. Infine, l’aumento del flusso di rifugiati in fuga dai territori del Kirghizistan verso l’Uzbekistan potrebbe creare tensioni anche al confine tra questi due Paesi, divisi anch’essi da dispute relative al controllo della valle di Fergana.

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