LA SFIDA SUDCOREANA ALLA DIFESA EUROPEA
Difesa e Sicurezza

LA SFIDA SUDCOREANA ALLA DIFESA EUROPEA

Di Giorgia Cadei
04.11.2026

Negli ultimi anni si è registrato un significativo rafforzamento delle relazioni tra la Repubblica di Corea e alcuni Paesi europei, in particolare nel settore della difesa. Il caso più rilevante riguarda la Polonia, la quale ha acquisito carri armati da combattimento (MBT – Main Battle Tank) K2 Black Panther, obici semoventi K9 Thunder, sistemi lanciarazzi multipli (MRL – Multiple Rocket Launcher) K239 Chunmoo e velivoli da combattimento leggeri FA-50 Fighting Eagle assorbendo, tra il 2020 e il 2024, il 46% delle esportazioni di grandi sistemi d’arma e diventando il principale mercato di destinazione dell’industria della difesa di Seoul. La penetrazione sudcoreana si è progressivamente estesa anche ad altri mercati europei: nel luglio 2024 la Romania ha firmato un contratto per l’acquisizione di 54 semoventi K9 e, nel 2026, la Finlandia ha rafforzato i propri rapporti con l’industria sudcoreana sottoscrivendo un nuovo accordo per l’acquisizione di 112 obici semoventi dello stesso modello, che si aggiungono ai sistemi già acquistati in precedenza. Nello stesso anno, la Norvegia ha concluso accordi per l’acquisto di MRL Chunmoo e nel settembre 2026 la Croazia ha firmato un contratto per 18 sistemi K239, rafforzando la cooperazione bilaterale nei settori della difesa, dell’industria e della tecnologia.

Sebbene tale espansione rimanga fortemente concentrata sul mercato polacco, questi sviluppi segnalano la crescente capacità delle imprese extra-UE di competere con i tradizionali fornitori europei in segmenti rilevanti nel mercato continentale della difesa. Ciò si inserisce nell’incontro tra due dinamiche parallele: da un lato, l’aumento della domanda di armamenti da parte europea, dall’altro il progressivo consolidamento dell’apparato militare-industriale sudcoreano, sostenuto da una consistente domanda interna, da elevate capacità tecnologiche, da rapidi tempi di consegna e da una spesa militare che, nel 2024, ha raggiunto circa 47,6 miliardi di dollari. La crescente presenza dello Stato asiatico sui mercati internazionali solleva dunque un interrogativo centrale, ossia in che misura il suo modello abbia modificato gli equilibri competitivi dell’industria europea della difesa.

L’affermarsi della Repubblica di Corea come attore di crescente rilievo nel settore, anche a livello globale, è il risultato di un processo di trasformazione industriale iniziato nella seconda metà del Novecento che ha permesso il consolidamento delle capacità produttive nel campo della difesa, passando dalla produzione su licenza e dall’acquisizione di tecnologie straniere a capacità sempre maggiori di progettazione, produzione e integrazione di sistemi complessi. Tale evoluzione ha beneficiato di un più ampio ecosistema industriale caratterizzato da elevate competenze negli ambiti dell’elettronica, delle tecnologie dell’informazione e comunicazione (ICT – Information and Communication Technology), della cantieristica, dell’automotive e dei materiali avanzati, oltre che da significativi investimenti in ricerca e sviluppo.

Il potenziamento della difesa è stato inoltre sostenuto da una politica industriale caratterizzata da un forte coordinamento con le istituzioni, da una domanda interna di armamenti relativamente stabile e dall’attenzione verso lo sviluppo di tecnologie considerate strategiche. Questi fattori hanno favorito la creazione di capacità produttive su larga scala e di filiere industriali progressivamente più mature che si sono tradotte in una rapida espansione delle esportazioni, rappresentando non soltanto un indicatore del consolidamento nazionale in materia, ma anche della crescente capacità delle imprese sudcoreane di competere con i tradizionali fornitori europei.

Tali dinamiche hanno trovato, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, una finestra di opportunità particolarmente favorevole nel mercato continentale, i cui Stati si trovavano impegnati contemporaneamente a sostenere militarmente Kyiv e ricostruire le proprie scorte per rafforzare le capacità nazionali di difesa e deterrenza. Tra il 2022 e la metà del 2025, la domanda di armamenti, soprattutto nel dominio terrestre, è aumentata notevolmente tra i Paesi membri dell’Unione, ma ciò non si è tradotto esclusivamente in maggiori commesse per l’industria europea. La quota del valore dei contratti assegnata a imprese UE è anzi diminuita, mentre il valore degli ordini destinati a fornitori non europei e non statunitensi è cresciuto da circa 5 a più di 43 miliardi di dollari. Lo shock della domanda ha quindi ampliato lo spazio competitivo per fornitori esterni capaci di garantire rapidamente grandi volumi di sistemi d’arma, creando condizioni particolarmente favorevoli all’ingresso dell’industria sudcoreana.

L’improvvisa necessità europea di procedere a un pronto riarmo si è infatti scontrata con la limitata capacità dell’industria interna di aumentare la produzione nel breve periodo. Pur disponendo di imprese tecnologicamente avanzate, infatti, i fornitori europei non sono stati in grado di soddisfare tempestivamente l’intero aumento della domanda, soprattutto in alcuni comparti caratterizzati da capacità produttive limitate e lunghi tempi di consegna. Questa situazione ha favorito un ricorso crescente a compagnie extra-europee. In questo contesto, la Corea del Sud si è presentata come un fornitore particolarmente competitivo. Il potenziale produttivo della sua industria, sostenuto da linee di produzione già attive per soddisfare la domanda delle proprie forze armate, ha consentito alle imprese di Seoul di offrire sistemi in quantità elevate e con tempi inferiori rispetto a molte alternative continentali. A ciò si sono aggiunti prezzi competitivi e condizioni favorevoli in materia di trasferimento tecnologico e produzione su licenza e localizzazione industriale.

La penetrazione sudcoreana in Europa è dunque disruptive non tanto per la quota di mercato complessiva conquistata, quanto piuttosto perché ha introdotto un modello competitivo difficilmente eguagliabile, caratterizzato da capacità produttiva elevata, consegne rapide, prezzi convenienti e disponibilità a trasferire tecnologia e localizzare la produzione nei Paesi acquirenti. Ciò non implica, tuttavia, una sostituzione degli attori tradizionali come gli Stati Uniti o le stesse industrie europee, che continuano a mantenere un ruolo centrale nel mercato continentale. La rilevanza di tale penetrazione risiede piuttosto nella capacità di introdurre un’alternativa competitiva sufficientemente attrattiva da modificare le scelte di procurement e da esercitare una crescente pressione sui produttori già presenti nel mercato europeo.

Il ricorso a fornitori esterni rappresenta quindi una sfida diretta per l’industria della difesa del continente. In questo senso, i casi di Polonia, Croazia, Romania, Finlandia e Norvegia mostrano come una quota significativa della domanda europea possa essere intercettata e soddisfatta da attori esterni, capaci di offrire sistemi competitivi e di introdurre nuovi parametri concorrenziali. Questa dinamica impone alle imprese europee di confrontarsi non soltanto sul piano tecnologico, ma anche in termini di rapidità delle forniture, capacità produttiva e flessibilità delle condizioni contrattuali. Come conseguenza, ciò rischia di ridurre il peso relativo della base industriale del continente proprio nel momento in cui l’aumento della spesa militare potrebbe rappresentare un’opportunità per rafforzare capacità produttive, economie di scala e competitività. Ne deriva la necessità di una strategia comune che consenta alle industrie europee di rispondere più efficacemente alla concorrenza internazionale.

La Strategia industriale di difesa europea (EDIS – European Defense Industrial Strategy), finalizzata a rafforzare la competitività e la prontezza della Base industriale e tecnologica di difesa del vecchio continente (EDTIB – European Defence Technological and Industrial Base), si inserisce proprio in questa direzione. La guerra russo-ucraina ha infatti evidenziato i limiti derivanti da anni di sotto-investimenti, frammentazione industriale e capacità produttive insufficienti, che hanno contribuito ad aumentare il ricorso a fornitori extra-europei. Pur disponendo di un’industria tecnologicamente avanzata, l’Europa deve quindi essere in grado di produrre maggiori quantità di sistemi, ridurre i tempi di consegna e migliorare la competitività economica della propria offerta. In risposta a tali criticità, l’EDIS punta a rafforzare la cooperazione tra Stati Membri, favorire gli acquisti congiunti e ampliare la capacità produttive europea, con l’obiettivo di rendere l’industria continentale più competitiva e ridurre il ricorso strutturale a fornitori esterni. La crescente presenza sudcoreana nel mercato europeo rende particolarmente evidente questa esigenza: senza sostituire l’industria continentale, Seoul ha dimostrato come un’offerta caratterizzata da elevati volumi produttivi, tempi di consegna ridotti, prezzi competitivi e una cooperazione industriale che si concretizza spesso mediante trasferimenti tecnologici e produzione in loco, possa orientare le scelte di procurement degli Stati, mettendo sotto pressione i tradizionali modelli produttivi e commerciali dell’industria europea.