La Cina rimuove i dazi agli Stati africani
Africa

La Cina rimuove i dazi agli Stati africani

Di Elena Lionetti
19.03.2026

Dal primo maggio di quest’anno, la Repubblica Popolare Cinese (RPC) eliminerà i dazi doganali sulle importazioni provenienti da 53 Stati africani. Questa misura rappresenta un ulteriore passo della strategia di Pechino finalizzata a rafforzare la propria posizione come interlocutore privilegiato del Continente Africano sia sotto il profilo commerciale che, conseguentemente, sotto quello politico.

Dal 2012, infatti, la Cina detiene il primato come partner commerciale del Continente, posizione consolidata grazie all’ampia disponibilità di capitali e a una concorrenza inizialmente limitata da parte di altri attori internazionali sul territorio. Tale tendenza si è riconfermata nel 2025: il volume totale degli scambi commerciali tra Cina e Africa ha raggiunto i 348,05 miliardi di dollari, con un aumento del 17,7% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, a tale crescita si accompagna uno squilibrio sempre più evidente tra le parti, caratterizzato da un significativo surplus delle esportazioni cinesi, pari a 225,03 miliardi di dollari. Queste sono composte prevalentemente da prodotti manifatturieri ad alto valore aggiunto, tra cui macchinari industriali, dispositivi elettronici, veicoli elettrici e tecnologie per la transizione energetica. In questo senso, la misura riguardante la rimozione dei dazi si inserisce come tentativo di riequilibrare la bilancia commerciale e, al tempo stesso, incentivare le importazioni, complessivamente pari a 123,02 miliardi di dollari, specialmente di materiali fondamentali per gli interessi cinesi così da garantire una fornitura stabile di petrolio, cobalto, rame, litio e ferro.

Al di là dei flussi commerciali, la rimozione dei dazi investe anche la competizione tra la RPC e gli Stati Uniti sul territorio africano. L’Amministrazione Trump, al fine di potenziare la catena di approvvigionamento delle materie prime critiche, è sempre più attiva in Africa nel settore minerario, aggredendo l’attuale posizione dominante cinese. Oltre alla maggior presenza diplomatica nel Continente, dal 2000 gli Stati Uniti hanno avviato l’African Growth and Opportunity Act (AGOA), che permette a numerosi prodotti provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana di accedere al mercato statunitense in esenzione da dazi. Tuttavia, la partecipazione all’AGOA è vincolata al rispetto di specifici standard di politica interna, tra cui l’adozione di politiche volte alla riduzione della povertà, alla lotta alla corruzione e alla tutela dei diritti umani e del pluralismo politico.

Questo fattore è fortemente sfruttato dalla Cina che, nell’ombra del principio di non ingerenza negli affari interni, offre investimenti e infrastrutture non vincolati a criteri politici. In quest’ottica, quindi, tramite la rimozione dei dazi Pechino tenta di consolidare la propria posizione come un partner stabile e non politicamente invasivo.

Da questo punto di vista, l’unica eccezione significativa riguarda il riconoscimento dell’isola di Taiwan: non a caso, l’unico Stato africano escluso dall’esenzione dai dazi è l’eSwatini, che non riconosce la sovranità cinese sull’isola.