Mediterraneo: area di guerra ibrida
Medio Oriente e Nord Africa

Mediterraneo: area di guerra ibrida

Di Marco Di Liddo, Giuseppe Dentice, Tiziano Marino, Emmanuele Panero e Alexandru Fordea
06.05.2024

Il presente lavoro ha l’obbiettivo di tracciare un’analisi strategica delle attuali tendenze e delle prospettive future di guerra ibrida nell’area del Mediterraneo allargato, con un’enfasi particolare verso il vicinato meridionale dell’Unione Europea e il fianco sud della NATO. Le attività di guerra ibrida condotte da attori ostili, in particolare Russia e Cina, nell’area del Mediterraneo allargato hanno subito un repentino incremento di numero, volume, portata e pericolosità nell’ultimo decennio. L’invasione dell’Ucraina ha obbligato il Cremlino ad allargare la propria influenza in Africa, soprattutto nella fascia del Sahel, sfruttando l’arretramento della presenza europea e la proliferazione di instabilità legata all’ascesa di leadership autocratiche di stampo militare in Libia, Sudan, Mali e Burkina Faso. La guerra ibrida russa e cinese si sviluppa secondo precise direttrici: la guerra politica, che tende a proteggere e legittimare classi dirigenti anti-occidentali, acuendo il loro allontanamento dell’Europa; la guerra informativa, che sollecita e incentiva la diffusione di narrative anti-occidentali nella società civile africana e aumenta il fronte del sostegno a Mosca e Pechino; la guerra economica, che ha lo scopo di interdire l’accesso alle risorse alle imprese occidentali e di militarizzare le materie prime critiche per danneggiare la capacità industriale e tecnologica euro-atlantica; il supporto militare, logistico e addestrativo ad attori statali e non statali (proxy) in grado di portare minacce asimmetriche a infrastrutture critiche, infrastrutture energetiche e rotte commerciali sul modello delle milizie Houthi nello Yemen e nel Mar Rosso. Una menzione particolare merita il fenomeno migratorio. Infatti, le politiche cinesi e russe nel Mediterraneo allargato e in Africa saheliana esacerbano i fattori originari della migrazione e non contribuiscono in alcun modo alla mitigazione del fenomeno. Inoltre, non è da escludere che, soprattutto Mosca, posso incentivare gli attori locali a manipolare il flusso migratorio a scopo ricattatorio e di pressione verso l’Europa. In questo contesto, Unione Europea e NATO, nonostante gli sforzi profusi, pagano il prezzo di vulnerabilità derivanti o dalla loro impostazione e dai loro obbiettivi, come nel caso dell’Alleanza Atlantica, più adatta ad affrontare minacce convenzionali, o dalla combinazione di arretramento strategico regionale, dispersione di fondi e sovrapposizione tra attribuzioni comuni e attribuzioni degli Stati membri, come nel caso di Bruxelles.

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