Prospettive e incognite dell’intesa tra Egitto e UE
Middle East & North Africa

Prospettive e incognite dell’intesa tra Egitto e UE

By Giuseppe Dentice
03.20.2024

Il 17 marzo, il cosiddetto Team Europe ha firmato al Cairo un importante accordo di “partenariato strategico” con l’Egitto. La folta delegazione europea vedeva il coinvolgimento della Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, della Premier italiana Giorgia Meloni, del Cancelliere austriaco Karl Nehammer, dei Primi Ministri il belga Alexander De Croo e il greco Kyriakos Mitsotakis, nonché del Capo di Stato cipriota Nikos Christodoulidis.

L’intesa, attesa da settimane, si inserisce in quella fitta serie di azioni diplomatiche internazionali volte a salvaguardare la stabilità politica, economica e di sicurezza del Paese nordafricano. Il Cairo, infatti, ha recentemente ottenuto un ulteriore prestito da 8 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale e ricevuto un sostanziale bailout dal fondo emiratino Abu Dhabi Developmental Holding Company, in virtù degli investimenti da 35 miliardi di dollari garantiti nello sviluppo di progetti turistici nella penisola di Ras al-Hikma (212 chilometri a Ovest di Alessandria).

Il pacchetto concordato con le autorità del Cairo prevede aiuti, investimenti e prestiti in sei settori ritenuti prioritari (relazioni politiche, stabilità macro-economica, investimenti sostenibili e commercio, migrazione e mobilità, sicurezza e sviluppo del capitale umano) per un ammontare totale di risorse pari a 7,4 miliardi di euro (8,1 miliardi di dollari) da utilizzare nel periodo 2024-2027. Nella fattispecie, l’intesa prescrive 5 miliardi di euro in prestiti agevolati a sostegno del bilancio egiziano (1 miliardo immediato e approvato con procedura di emergenza); 1,8 miliardi di euro in investimenti; 600 milioni di euro a fondo perduto, di cui 400 milioni in aiuti per progetti bilaterali e 200 milioni per programmi relativi alla gestione delle migrazioni. Contestualmente, la Premier Meloni e il Presidente Abdel Fattah al-Sisi hanno siglato 10 memoranda (relativi a istruzione e formazione, sanità, acqua e igiene, agricoltura, energia) rientranti nella strategia italiana del cosiddetto Piano Mattei per l’Africa, nel quale l’Egitto è individuato come un Paese cardine del progetto.

L’iniezione di liquidità è da considerarsi, quindi, un fattore positivo ed essenziale per aiutare – almeno nell’immediato – il Paese demograficamente più popoloso del Medio Oriente e del Nord Africa (109 milioni di abitanti) nel gestire una delle peggiori crisi sociali e finanziarie degli ultimi decenni, aggravate dagli impatti multilivello delle guerre a Gaza e in Ucraina. Una condizione complessiva inasprita, oltremodo, dalla crisi umanitaria nel confinante Sudan e dagli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, che hanno portato alla riduzione del traffico mercantile nel Mar Rosso (-80%) e al crollo dei pedaggi delle navi container di passaggio dal Canale di Suez (-50%). Tuttavia, senza una reale road map che definisca passo dopo passo un processo strutturale di riforme nel lungo periodo è difficile valutare il grado di trasformazione e messa in sicurezza del Paese.

Infatti, l’immissione di nuova valuta nelle disastrate casse egiziane consentirà al governo di gestire il piano finanziario con una relativa tranquillità. Nondimeno queste soluzioni rischiano di mostrarsi come rimedi temporanei che mancano di prospettiva di lungo periodo, in quanto molte delle criticità strutturali che affliggono il Paese potrebbero non essere affrontate dalle istituzioni con motivazioni di opportunità quanto di sicurezza nazionale. Una considerazione rafforzata dai precedenti del Paese, che storicamente ha mostrato riluttanza a dare seguito alle richieste di riforme, anche minime, come invece espresse dai donatori e dai partner internazionali. Infatti, senza cambiamenti concreti è facile ipotizzare un ripresentarsi delle medesime condizioni di crisi, plausibilmente peggiorate.

Parimenti all’aspetto finanziario – che è prevalente in questa tipologia di accordo –, il MoU tra Egitto e UE presenta incognite considerevoli anche sul piano della governance. Come nei precedenti casi con Tunisia (luglio 2023) e Mauritania (marzo 2024), l’intesa tra Bruxelles e il Cairo pone interrogativi circa la non ben definita cornice politica e strategica nella quale si dovrebbero iscrivere i rispettivi obiettivi posti in essere da Unione Europea ed Egitto nella stipula del memorandum. Emblematici in tal senso sono gli elementi relativi ai fondi per il contrasto delle migrazioni clandestine e l’assenza di una chiara prospettiva/condizionalità sul tema della tutela e del rispetto dei diritti umani nel Paese. Situazioni, queste, che rispecchiano metodologie e criticità già emerse in altri scenari contestati del recente passato (specie nel caso tunisino). Al contempo, non è chiaro quanta la mole (risicata) di risorse economiche in questa destinazione potrà incidere in efficaci campagne per il controllo delle frontiere, nella prevenzione della migrazione clandestina oltremare (l’Egitto non è luogo di origine degli sbarchi) o nel definire un reale cambio di passo nella gestione del fenomeno tout-court, date le condizioni di difficoltà pre-esistenti in partenza che spingono le persone a emigrare o a trovare rifugio nel Paese.

Di certo, l’Egitto ha bisogno di aiuti e investimenti per uscire dalla crisi, ma ha soprattutto necessità di riforme strutturali a livello politico ed economico per garantire una prospettiva futura reale e alternativa a quella corrente. Altresì, l’urgenza del momento richiede azioni rapide che l’UE, così come gli altri partner internazionali del Cairo, è pronta a soddisfare seppur con estrema cautela a causa dei potenziali rischi connessi all’instabilità del Paese.

Pertanto, come nei precedenti pacchetti internazionali di aiuti in favore dell’Egitto, anche la nuova intesa tra il Cairo e il Team Europe sembrerebbe replicare uno schema consolidato di pronto intervento volto all’immediata mitigazione delle criticità e di stabilizzazione del piano socio-economico del Paese nordafricano. Tuttavia, anche in questo MoU non sembrerebbero emergere elementi utili in grado di trasformare in profondità le condizioni di difficoltà del Paese, né tantomeno facilitare l’azione politica europea nel suo complesso.

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