Ce.S.I. Centro Studi Internazionali

Asia - Geopolitica

LA CINA ABBRACCIA LO SRI LANKA PER PRENDERSI L’OCEANO INDIANO

di Giampaolo Tarantino

LA CINA ABBRACCIA LO SRI LANKA PER PRENDERSI L’OCEANO INDIANO

Mahinda Rajapaksa è stato confermato presidente dello Sri Lanka sconfiggendo l’ex comandante dell’esercito Sarath Fonseka. I due candidati sono stati i principali protagonisti della vittoria militare sulle Tigri Tamil. In campagna elettorale entrambi si sono contesi il merito della sconfitta dei ribelli (ma anche la responsabilità dei crimini di guerra commessi contro i civili). A festeggiare per il responso delle urne non è stato solo  Rajapaksa ma anche una spettatrice molto interessata come la Cina. Gli Stati Uniti avrebbero visto con favore una vittoria di Fonseka per porre fine ad una presidenza che si è progressivamente smarcata dall’influenza occidentale, stringendo rapporti con l’Iran e soprattutto con Pechino che ha giocato un ruolo determinante nella soluzione della guerra civile. Molti delle armi usate dall'esercito cingalese nel conflitto con il movimento Tamil erano infatti di produzione cinese. Nell'aprile 2007, Colombo ha firmato un accordo con l'impresa cinese Poly Technologies per la fornitura di armamenti, ad un costo di 37,6 milioni di dollari, tra cui 70.000 proiettili per l'artiglieria, bombe, mitragliatrici e apparati per le forze navali. Senza le armi fornite dalla Cina, il governo dello Sri Lanka non avrebbe mai potuto affermarsi sulle Tigri. La Repubblica Popolare è il maggior paese donatore dello Sri Lanka e sostiene il governo di Colombo con elargizioni che annualmente ammontano a circa un miliardo di dollari. Con grandi programmi di sviluppo, come la costruzione del nuovo porto della città di Hambantota, che probabilmente verrà ultimato entro l’anno, la Cina si è anche affermata come il maggior partner asiatico dello Sri Lanka.
L’affermazione del presidente uscente segna l’avanzata della Cina e contemporaneamente anche un arretramento del vicino indiano. I cingalesi sono sempre stati legati all’India, in particolare dopo l’assassinio da parte delle Tigri dell’ex premier indiano Rajiv Gandhi, ma negli ultimi anni l’esecutivo guidato da Singh si è spinto fino a chiedere ufficialmente all’ONU il rispetto per la sicurezza dei civili Tamil coinvolti nel conflitto, a causa soprattutto della situazione nello stato meridionale del Tamil Nadu, retroterra strategico della guerriglia tamil, dove quest’anno si terranno anche le elezioni e il partito al potere, DMK, è uno storico alleato del Congresso.
Cina e India hanno dato vita ad una  competizione (come tra l’atro succede anche in Myanmar) per conquistare i favori dei nuovi governanti di Colombo. Ad avere la meglio in questa lotta, che si estende a tutta l’Asia meridionale, è per ora Pechino sostenuta dalla propria crescita economica e dalla disponibilità finanziaria per investimenti e aiuti (soprattutto militari). Lo Sri Lanka è strategico per il controllo delle rotte nell’Oceano Indiano. La concessione fatta da Rajapaksa  per la costruzione del porto (per ora solo per uso commerciale) di Hambantota rappresenta parte della contropartita per il sostegno economico e militare di Pechino nella sanguinosa guerra contro l’insorgenza tamil. Hambantota è un nuovo elemento del “filo di perle” che la Cina sta stendendo nell’Oceano Indiano, assieme ai porti di Gwadar (nel Baluchistan pakistano), Marao, Chittagong (Bangladesh), Sittwe (Myanmar).
In questo modo Pechino mira a creare una serie di basi navali lungo per rafforzare la sua influenza in Asia meridionale ed aprire una nuova via di trasporto dal Medio Oriente, Golfo Persico e Africa, dove la Cina compete con l’influenza economica americana. L’India ha cercato di limitare l’erosione della propria sfera d’influenza e non è rimasta a guardare. Ha stipulato un accordo con le Maldive per l’istallazione di radar nell’arcipelago ed a breve dovrebbe essere riaperta una vecchia base militare in uso durante la Seconda guerra mondiale. L’India è un peso massimo del Sud-Est asiatico, l’area economicamente più dinamica del mondo, a cui gli Stati Uniti guardano con sempre maggiore interesse, e sta tentando di difendere la propria posizione.  L’Oceano Indiano è una via di collegamento fondamentale con enormi implicazioni strategiche: dall’approvvigionamento energetico alla lotta alla pirateria. Ma c’è un altro pericolo che preoccupa i governanti indiani. Non riguarda il mare ma l’integrità stessa dello stato nato nel 1947 messa in discussione da diverse minacce tra cui anche quella della guerriglia maoista. In tale ottica, qualora la competizione tra India e Cina dovesse in futuro ulteriormente accentuarsi, la Cina potrebbe anche sostenere la guerriglia maoista che sta intensificando le proprie attività negli stati centrali dell’Unione indiana. Lo Sri Lanka potrebbe costituire un “ponte di lancio” perfetto per alimentare la rivolta dei naxaliti (dal villaggio di Naxalbari dove nel 1967 iniziò la rivolta) che imperversano da almeno trent’anni in alcuni stati indiani, considerando soprattutto la fortissima immigrazione cingalese verso il continente indiano. Uno scenario che a Delhi vorrebbero evitare è quello di un India lacerata da una guerriglia comunista appoggiata dallo Sri Lanka da Sud e da Nord dai maoisti nepalesi che hanno preso il potere nel 2008.