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Il dialogo ha spuntato Bin Laden

di Andrea Margelletti

Il dialogo ha spuntato Bin Laden

Osama è tornato, o meglio non se n’è mai andato. Ancora una volta, con una scadenza che ormai non fa quasi più notizia, tanto meno nei media statunitensi, il cosiddetto sceicco del terrore si riaffaccia sulla scena facendo sentire la propria voce. Lo fa con minore energia di prima, nessuna visione apocalittica, nessuna minaccia di terribili attacchi al secolarizzato Occidente da parte del fronte compatto della Umma islamica. La Al Qaeda odierna è una realtà in profonda difficoltà sia dal punto di vista operativo che di leadership. Questo non vuol dire naturalmente che non sia più in grado di pianificare attentati devastanti, ma sicuramente la mancanza di un intero paese quale base logistica, come era l’Afghanistan dei talebani, non può che creare oggettive difficoltà al movimento. La stessa errata strategia che ha portato i movimenti di guerriglia iracheni ad essere loro stessi i primi carnefici dei combattenti della fede di Bin Laden, vendendoli agli americani, ha creato una frattura difficilmente ricomponibile tra lo stesso Osama e la cerchia egiziana dei suoi più vicini consiglieri. A livello internazionale hanno preso forza diversi gruppi regionali a matrice salafita, che certamente si ispirano e si riconoscono nel progetto qaedista, ma indiscutibilmente hanno un loro movimentismo politico e una capacità realizzativa di atti criminosi non necessariamente correlata agli ordini provenienti da una grotta afgana.

E’ quindi il discorso di Osama che ha delle oggettive difficoltà. Stretto, da una parte, dalla necessità di mantenere coesa una realtà che per definizione è divisibile in tante cellule e, dall’altra, dalla volontà di tenere elevata una tensione emotiva sia nei propri avversari, ma soprattutto nel proprio “pubblico”. Indiscutibilmente la sollevazione islamica che doveva verificarsi dopo l’11 settembre non si è realizzata. Nonostante i terribili errori dell’amministrazione Bush, in Iraq le problematiche ora sono principalmente inter-etniche e non dirette contro le forze internazionali. In Afghanistan, poi, il rinnovato impegno di tutti gli alleati, Italia in primis, sta imponendo un durissimo prezzo agli insorti. E’ la dottrina del dialogo, affiancato ad una coerente strategia militare, che vede protagonisti gli afgani con l’ancora indispensabile supporto occidentale. Anche questa è una vittoria italiana, “il dialogo, il dialogo”, come professa da tempo il ministro degli Affari Esteri Frattini. Questa è la sfida raccolta anche dal presidente Obama, che nel suo celebre discorso al Cairo è proprio sul confronto aperto e costruttivo con l’Islam che ha posto l’accento più significativo. Un Bin Laden che pare essere spuntato e che ripiega sulla solita trita propaganda delle lobby ebraiche e dei gruppi di pressione alla Casa Bianca. Ma, pur nel suo delirio, una cosa giusta la dice; la chiave, ora come allora, sta nella risoluzione del problema israelo-palestinese.Questa volta, ma per davvero, non perdiamo questa occasione.