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Il vertice del Mercosur e il problema dell’energia

di Paolo della Sala

Il vertice del Mercosur e il problema dell’energia

La settimana scorsa si è tenuto a Montevideo il vertice del Mercosur, l’organizzazione che tenta in Sudamerica di ripete il fortunato esperimento dell’Unione Europea. Il Mercosur è un’associazione economica tra Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, cui si aggiunge il Venezuela come associato e altre cinque nazioni come osservatori. Una macro-area con 450 milioni di consumatori, ricca di materie prime,  con un Pil in crescita del 5%, e dove prevale il socialismo, dalla Bolivia di Evo Morales all’Uruguay del neopresidente José Mujica, un ex guerrigliero tupamaro. I riformisti sono al governo in Cile e Brasile, mentre l’Argentina ha un ruolo intermedio nei confronti dell’ondata bolivarista e petrolifera di Chavez e Morales, estesa anche nel Paraguay dell’ex vescovo Lugo. In Colombia e in America centrale prevalgono invece l’allineamento agli Stati Uniti ed i condizionamenti del petrolio messicano.

I contrasti del Mercosur sono emersi subito, a Montevideo. Secondo la presidente di turno Cristina Kirchner “finora abbiamo solo raggiunto un modesto accordo commerciale”. La leader argentina si è rivolta soprattutto al Brasile, nazione che dovrebbe assumere il ruolo di paese-guida al posto degli Usa, e Lula ha replicato con un ottimismo eccessivo, affermando che “Nel Mercosur c’è uno dei poli mondiali per la produzione di auto”, mentre il consumo interno cresce grazie a “politiche di distribuzione e alla promozione dell’uguaglianza”. A quel punto è venuta alla luce la vera natura del contendere. La Kirchner ha messo alle strette il Brasile ricordando che la Germania a suo tempo si è “assunta l’onere di finanziare lo sviluppo degli europei”. Il richiamo è però caduto nel vuoto, anche perché il Brasile non ha un sistema industriale paragonabile a quello tedesco. Pertanto Lula ha anticipato il rientro in patria, da dove si è recato alla conferenza di Copenhagen, nella quale ha cercato di risollevare il decaduto valore ambientale del bioetanolo, della cui produzione il Brasile è leader mondiale. Anche il neopresidente uruguaiano Mujica aveva dichiarato che il Mercosur “va verso la miseria, senza idee”. Per risollevarlo, la presidenza argentina propone un’integrazione economica con l’Europa. La Kirchner vuole raggiungere un’intesa entro la primavera, ma forse ha scelto un interlocutore sbagliato: la Spagna di  Zapatero, in una crisi disastrosa. Potrebbe essere l’Italia a prendere le redini della cooperazione col Mercosur? Il ministro Frattini e l’onorevole D’Alema - per l’opposizione - hanno colto il segno di questa opportunità. Anche il presidente del Consiglio Berlusconi ha ricordato che la “partnership strategica” con l’America Latina deve rispondere alla sfida lanciata in quell’area dalle potenze asiatiche.

Permane però lo stato prebellico tra Colombia e Venezuela. Per giunta nei giorni scorsi a Caracas il meeting del Movimento Continental Bolivariano -con delegazioni da 26 nazioni, incluse Turchia e Australia- ha esaltato e espresso il proprio supporto al gruppo terrorista delle Farc.  La crisi dell’Honduras trova invece d’accordo tutto il Mercosur, con la proposta di sanzioni economiche, mentre l’elezione di Porfirio Lobo è considerata illegale.

Vi è infine l’adesione formale del Venezuela, una tela di Penelope ritessuta dal Senato brasiliano, in cui l’opposizione sostiene che l’allargamento provocherebbe la “disintegrazione del Mercosur”, e dove la ratifica è slittata ancora.

In effetti Venezuela e Bolivia cercano di seguire la politica monopolistica praticata in Europa dalla Gazprom. Tuttavia l’Europa può attutire la dipendenza russa con la diversificazione delle fonti e con le centrali nucleari, mentre in Sud America invece la diversificazione è quasi impossibile.

L’Uruguay produce energia idroelettrica sul Rio Negro, eppure ha accumulato un debito nei confronti della compagnia venezuelana Pdvsa di 500 milioni di dollari. Il presidente uscente Tabaré Vasquez ha concordato una dilazione di pagamento di 17 anni, con la fornitura di latte e carne al posto di denaro. Anche il Paraguay è indebitato con Chavez, e la dipendenza per l’energia rende molte nazioni latine deboli come l’Ucraina nei confronti della Russia.

 Il Brasile ha centrali nucleari e possiede il 5% delle riserve mondiali di uranio, tuttavia il suo petrolio rimane ancora insufficiente. La Bolivia invece è ricca di gas, e alleata di Chavez, ma il 20% dei suoi giacimenti sono in mano di Petrobras. Ciò contribuisce a rallentare lo sviluppo del Gasoducto del Sur e crea altre tensioni.

Il Cile è la nazione più moderna del Sudamerica, ma resta tagliato fuori dalle forniture di energia, dopo lo stop all’export imposto da un’Argentina con le riserve in calo.

La guerra per l’energia resta pertanto il primo nemico dell’unificazione latino-americana. Tuttavia lo stallo del Mercosur può  favorire un incremento significativo delle relazioni economiche e strategiche con la UE, ma anche con l’Italia.